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Riaperto oggi il CPR di via Corelli a Milano

La notizia che un CPR sarebbe stato riaperto a Milano è di ormai due anni fa. A marzo 2020 era già tutto pronto ma l’apertura è stata rimandata solo temporaneamente a causa dell’emergenza Covid-19.
Nessun ripensamento quindi nel portare avanti una politica di criminalizzazione del fenomeno migratorio.

Il CPR è un Centro di Permanenza per il Rimpatrio, precedentemente noto come CPT (Centro di permanenza temporanea) e poi CIE (Centri di identificazione ed espulsione). Cambia il nome ma non la sostanza: si tratta di un luogo per identificare e successivamente deportare dal territorio italiano i “migranti irregolari”, cioè le persone straniere che non hanno un permesso di soggiorno valido. Un luogo di detenzione amministrativa, una vera e propria reclusione e privazione della libertà personale, destinato a chi non è in regola con le norme relative al soggiorno. Nessun crimine quindi, solo la colpa di aver lasciato il proprio paese e essere venuti in Italia dove però, non esistono meccanismi per l’ingresso regolare.
Un sistema in totale cortocircuito già dalla sua impostazione.

I CPR rappresentano così la messa in pratica di un diritto speciale, l’istituzionalizzazione e la normalizzazione di una discriminazione: limitazioni di diritti fondamentali previste soltanto per i cittadini stranieri che vengono rinchiusi senza aver commesso alcun reato.

Come Naga monitoreremo con molta attenzione cosa accadrà nelle prossime settimane.
Invitiamo chi, come noi, crede che qualsiasi forma di detenzione speciale, diretta o indiretta, correlata alla condizione di immigrato senza documento di soggiorno sia da rifiutare, al presidio NO al LAGER di Milano.
Appuntamento venerdì 2 ottobre dalle 18.30 sotto la Prefettura di Milano.

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