Nagazzetta Marzo 2017

l'editoriale

 

Nagazzetta 3.0

 

Questo è il primo numero della Nagazzetta 3.0. Questo nuovo piccolo giornale nasce da un’idea ben piantata in una palmare evidenza: i fenomeni migratori sono una delle dinamiche principali di produzione della realtà globale. Da questa evidenza ricaviamo la convinzione che l’immigrazione può rappresentare l’alimentatore di una nuova forma di azione politica. L’azione politica, oggi, è la cosa più rara, ma è anche la cosa di cui c’è maggiormente bisogno. Occuparsi di immigrazione può significare dunque, ipso facto, agire politicamente. Vale a dire, agire per costruire un discorso e una convivenza per lo meno più decenti; agire per combattere l’intollerabile con cui abbiamo a che fare quotidianamente. A sua volta, l’azione politica, oggi, fa direttamente i conti con i temi che l’immigrazione chiama in causa: lo spazio, i confini, la mobilità, le nostre identità e forme di vita, il lavoro e lo sfruttamento, che cittadinanza desideriamo per oggi e per coloro che verranno, in che luoghi e in che città vogliamo vivere e con chi condividerli, da chi e come vogliamo essere governati. Nagazzetta 3.0 si propone di seguire la scia di questa idea armata di scrittura, di ragionamenti, di curiosità e ironia.

 

A questo scopo, durante una lunga pausa la redazione si è impegnata per qualcosa di più ambizioso di un mero restyling. Il gruppo redazionale è stato allargato a soggetti esterni all’associazione; è stato impostato un metodo per armonizzare la collegialità nella scelta degli argomenti con l’urgenza di sincronizzarsi con l’attualità, la cui velocità e problematicità sono assolutamente impegnative; è stato aperto uno spazio di informazione e riflessione critica sulla realtà metropolitana milanese. La redazione è al lavoro per introdurre nella Nagazzetta 3.0  diversi linguaggi e per prestare attenzione a tutte le forme espressive e di comunicazione; infine, last but not least, un diverso format editoriale più capiente e, speriamo, ricco di potenzialità di sviluppo. 

 

La redazione della Nagazzetta

Nagazzetta luglio 2016

l'editoriale

 

Brexit, il vortice dell'immigrazione

 

Il verdetto questa volta è netto. Una sconfitta dura, dopo di che, dicono i Soloni di stampa e media, non resta che ricostruire squadra e programma di governo in Europa. Che questo accada in tempi brevi e efficacemente è una prospettiva che suscita, per usare un eufemismo, fondate perplessità. Ci sarebbe davvero molto da dire sul referendum in Gran Bretagna. Ci penseremo più avanti. Al momento occorre puntualizzare subito due elementi. E’ la prima volta in assoluto che l’immigrazione condensa, come in un vortice, i contenuti di una decisione collettiva- un referendum popolare- in cui sono state messe in gioco in un colpo solo l’esistenza dell’Unione europea e l’integrità territoriale e politica di una nazione: la Gran Bretagna. Da questo punto di vista l’immigrazione ha agito come una sostanza che ha rivelato l’entità delle tre crisi che travagliano l’Europa post 2008: una crisi economico-finanziaria, una crisi politico-istituzionale e una profonda crisi sociale, per non parlare del vuoto di appeal simbolico e culturale in cui l’UE è già precipitata. Tutto dunque sembra passare dall’immigrazione, sia extra che intra europea. Il secondo elemento è altrettanto evidente e strettamente intrecciato al primo. Dal referendum pro Brexit escono due schieramenti che si contenderanno la scena politica nel prossimo futuro. Da un lato un fronte sovranista, populista e xenofobo paneuropeo. Dall’altro una linea che, sulle rovine delle classi dirigenti neoliberiste in Europa, deve per forza di cose assumere consistenza per opporre non solo resistenza, ma per rovesciare lo stato di cose radicalizzando i contenuti condensati dal vortice dell’immigrazione come la mobilità, il lavoro e l’ambiente; i diritti e la cittadinanza; le libertà e l’uguaglianza in uno spazio comune da ridefinire sul filo di questi valori.   

 

La redazione della Nagazzetta

Nagazzetta aprile 2016

l'editoriale

 

Carote e bastoni

 

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Foto: Idomeni

 

Insieme ai confini fisici e politici, le migrazioni destabilizzano la geografia economica dell’Europa. Il “Muro” che si dovrebbe costruire al Brennero - così si dice - avrebbe effetti letali sui flussi turistici e l’ export di un’area che va dall’Alto Adige alla Lombardia. La reazione del governo Renzi è stata la proposta di un “migration compact” per coinvolgere in modo collettivo e mutualistico i membri dell’UE in un piano di risoluzione delle crisi migratorie che prevede intese con i paesi d’origine e di transito a cui l’UE offrirebbe investimenti mediante nuovi strumenti finanziari (Eurobonds/UE-Africa bonds). L’iniziativa prospetta inoltre azioni militari e di polizia per il controllo comune dei confini esterni; l’allestimento in loco di centri di raccolta per l’identificazione, la selezione e il rimpatrio dei migranti; l’intensificazione della lotta coordinata ai trafficanti. Il piano ha ottenuto il plauso del Presidente e Vice Presidente della Commissione nonché l’entusiastica accoglienza di Martin Schultz. Peccato che nessuno, in primis la Germania, ne voglia sapere di finanziarlo tramite una qualsivoglia compartecipazione. L’UE non sopporta le quote. Pochi hanno denunciato l’impianto –“vetero”(?) “neo”(?) imperialistico- del “migration compact”. Alcuni, sempre i soliti, ne hanno perfettamente compreso lo “spirito”: il piano renziano, che ricalca il mirabile accordo tra l’UE e la Turchia (chi sarà il prossimo partner? I militari eritrei? Al Sisi?) è un buon modo “per allargare all’esterno dell’Unione, verso i paesi d’origine, l’orizzonte geografico della politica migratoria” e per trasformare gli esodi e le fughe in uno schizzo “per quanto a grandi linee, di quello che di fatto è un grande piano di investimenti sul futuro dell’Europa” (Il Sole 24 Ore, 22 aprile 2016). I lupi perdono il pelo, ma non il vizio.  

 

La redazione della Nagazzetta

Nagazzetta marzo 2016

l'editoriale

 

Atti iniqui, patti iniqui

 

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Illustrazione di chicabu

 

Da Bruxelles all'isola di Lesbo l’Europa è nella morsa di una stessa iniquità: un attacco indiscriminato alla nuda vita delle persone, a prescindere dalle identità di genere, nazionali, religiose, ecc. Nell'aeroporto e sui vagoni della metro di Bruxelles circolavano europei, caucasici, asiatici, musulmani, che una volta smembrati da una bomba non sono altro che resti di nude vite umane. Qualunque giustificazione di questo atto – il solo citarle è ormai osceno- è un’infamia che non si deve tollerare. I migranti ammassati negli hotspot detentivi delle isole dell’Egeo nord orientale per essere deportati in Turchia sono nude vite umane. Giustificare questa operazione in nome della razionalizzazione dei flussi, della decompressione degli ammassamenti,della lotta ai trafficanti, di una giusta selezione degli ingressi in Europa centro settentrionale, e infine, come una chance per integrare la Turchia nelle politiche migratorie comunitarie nella prospettiva di un ingresso formale di Erdogan nei palazzi Ue- tutto ciò suona come minimo risibile se non altrettanto infame. Che da un capo all’altro dell’Europa la vita sia violata da criminali comuni che si richiamano a un’ideologia mostruosamente iniqua e dalla sospetta inettitudine di chi dovrebbe proteggerla e, contemporaneamente, da chi dice di volerla salvaguardare con un patto iniquo stretto con un satrapo, sembra davvero troppo. 

 

La redazione della Nagazzetta

Nagazzetta febbraio 2016

l'editoriale

 

Sorriso amaro

 

Il leghista con la ramazza Fabio Rizzi, ex presidente della Commissione sanità della Regione Lombardia, promotore della riforma sanitaria “alla Maroni”, è stato arrestato per tangenti e appalti nel settore odontoiatrico.
Quanto costa la corruzione nel sistema sanitario? Il modello lombardo è davvero così efficiente, considerati gli sprechi di denaro pubblico accumulati per decenni? Il patetico Bobo ora pretende di arginare la corruzione sanitaria istituendo l’ennesimo organo di vigilanza su amministratori e politici, come se essa fosse accidentale e non consustanziale a un modello che resta “alla Formigoni”.
Nel dibattito sulla sostenibilità dei sistemi sanitari spesso diritti e risorse sono posti in conflitto. Il diritto alla salute viene declinato secondo una gradazione che va da chi ha più diritto – cittadino, italiano, lavoratore, irreprensibile – a chi ne ha meno – immigrato, straniero, irregolare, lavoratore in nero. Poiché i soldi scarseggiano per tutto, in particolare per sanità e welfare, è essenziale il ruolo dei privati. Così argomentano i sostenitori del modello lombardo che, rispetto ad altre Regioni, privilegia il privato accreditato, non solo per una questione di risorse ma anche per una supposta libertà di scelta per i cittadini.
Chissà se nel valutare la sostenibilità del sistema sanitario lombardo vengono conteggiati anche i costi di tangenti, appalti pilotati e nomine spartitorie.
Può suonare ironico che proprio i denti siano uno degli indicatori di buona salute e che cure odontoiatriche siano tra le prime a essere trascurate da chi non se le può permettere.  Possono sempre rivolgersi a qualche associazione caritatevole e del volontariato. Sorridete, in Lombardia ce sono tante e l’allora astuto Formigoni è riuscito a metterle al lavoro.

 

La redazione della Nagazzetta

Nagazzetta gennaio 2016

l'editoriale

 

Finis Europae

 

“Non è delle urne che dovreste preoccuparvi, ma dei libri di storia”.  E’ l’invito, inascoltato, lanciato da un battello di Amnesty International ai leader europei che al vertice di Amsterdam hanno dato il colpo di grazia all’accordo di Schengen. Lo stesso messaggio, altrettanto inascoltato, viene emesso quasi ogni giorno dalle pagine dei più prestigiosi giornali economico-finanziari: per affrontare la questione delle migrazioni (cioè dell’Africa sempre più povera e popolosa, del Medio Oriente sempre più nel caos) servirebbe una politica con lo sguardo lungo un secolo, purtroppo abbiamo politici che non vedono oltre l’angolo delle prossime elezioni.

 


Se i libri di storia non funzionano, proviamoci con il libro mastro. Chi si preoccupa della lunghezza delle banane dovrebbe preoccuparsi che 1 ora di ritardo per controllare 1 Tir alla frontiera costerebbe 55 euro per veicolo (sborsati in ultima istanza da chi le banane le mangia). O del milione e 700 mila europei che abitano in un paese e lavorano in altro: 1 ora in più per il tragitto casa-lavoro è un costo sociale, non solo economico.
Neppure vellicare l’istinto bottegaio della Ue ha fermato l’inesorabile smottamento di Schengen. La guerra di tutti contro tutti per scaricare sul vicino i migranti ha fatto bruciare le tappe a un processo di rinazionalizzazione già in corso.

 

Lo scorso luglio la Ue per un pelo non si era sfasciata sull’euro, imponendo il prezzo di quel salvataggio alla Grecia. Pochi mesi dopo, torna a minacciare di espulsione la Grecia, condannata questa volta dalla geografia. Se e quando la rotta balcanica verrà fermata, il flusso dei migranti riprenderà la via dell’Italia. E Renzi non sarà trattato meglio di Tsipras.

 

La redazione della Nagazzetta

Nagazzetta Febbraio 2015

EDITORIALE

 

Una piccola buona notizia

Foto:  I. Carmassi - Al Naga

Sappiamo, con Gramsci, che “il mondo è grande e terribile”. Sappiamo, con Shakespeare, che “il mondo è uscito dai cardini”. Eppure il concentrato di morte, tragedia, crudeltà, insipienza, menzogna che si è dato appuntamento nel mese di febbraio lascia senza fiato anche chi è preparato al peggio. E consuma le parole di chi vorrebbe, almeno, porre rimedio. 300 migranti morti nel canale di Sicilia hanno dimostrato in corpore vili la vocazione omicida dell’operazione Triton (in un documento riservato Frontex aveva messo nel conto che la fine di Mare Nostrum avrebbe fatto aumentare i morti).

Le traversate fuori stagione hanno riportato l’attenzione sul caos Libia, reso ancor più minaccioso dallo sventolio delle bandiere nere del Califfato. Ne abbiamo sentite parecchie: “siamo pronti a combattere”, “aspettiamo il Consiglio di sicurezza dell’Onu, “ci pensa l’egiziano al Sisi”, “basta e avanza un bel blocco navale”. Quel che pochissimi hanno sentito, perché nessuno ne ha parlato (per vergogna?), è che la Commissione europea ha prorogato l’operazione Triton fino alla fine del 2015.

Questo è l’unico fatto seguito all’ultima strage. Negli stessi giorni, una finta tregua non metteva fine alla guerra civile in Ucraina, a Copenaghen un giovane di origini arabe emulava su scala per fortuna minore gli attentati parigini, in Francia un paio di adolescenti profanavano un cimitero ebraico, il parlamento italiano rimandava a data da destinarsi il riconoscimento dello Stato di Palestina. Essendo questa l’Europa, abbiamo una sola piccola buona notizia da darvi: a Oslo mille musulmani hanno formato un “anello della pace” attorno alla sinagoga della capitale norvegese.

La redazione della Nagazzetta

Nagazzetta - Marzo 2015 -

EDITORIALE

 

Volontari a chi?

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Tra le tante parole scippate e distorte dall’Expo, una tocca il Naga molto da vicino: volontari.  Così vengono definiti i circa 8500 giovani che accoglieranno e orienteranno i visitatori. Fossero volontari nel senso pieno del termine, non ci sarebbe stato bisogno che Cgil-Cisl-Uil autorizzassero Expo a usarli per cinque ore e mezza al giorno per un periodo massimo di un mese ciascuno. L’accordo è stato necessario proprio perché quel che i volontari svolgeranno assomiglia terribilmente a un lavoro. Solo che non è pagato, salvo il buono pasto e le spese di viaggio per chi viene da fuori Milano.
Hanno già fatto domanda in 17mila, il 40% laureati, tutti a spasso. Non saranno “schiavi”, ma neppure volontari. Il volontariato non è solo e tanto quel che si fa, ma per quale finalità opera la struttura dove lo si fa. L’Expo è una Spa, il suo scopo è fare affari, guadagnare. Questo piccolo particolare chiude la querelle semantica. Ma lascia aperta una questione sociale, politica, sindacale enorme: la disoccupazione giovanile e il progressivo degrado del lavoro. Precario, intermittente, a chiamata, stagionale, senza diritti e, finalmente!, per nulla pagato.
 Nel medio evo delle corporazioni gli apprendisti presi a bottega dal maestro artigiano lavoravano per anni senza salario. Era il prezzo che dovevano pagare per imparare il mestiere. Oggi va peggio: si lavora gratis all’Expo “per fare curriculum”, per “conoscere gente”. Alla fine ti “regalano” un tablet. Così, si legge sul sito di Expo, potrai tenere i contatti con gli amici stranieri, andarli a trovare e “perché no, fare il volontario nel loro paese al prossimo grande evento”.
Altro giro, altro regalo.

 

La redazione della Nagazzetta

Nagazzetta - Aprile 2015 -

EDITORIALE

 

Torture

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A metà del Seicento, il filosofo Thomas Hobbes diceva che lo Stato moderno è stato creato per salvaguardare l’incolumità e la sicurezza degli individui. Oggi, un altro filosofo, Giorgio Agamben dice che “lo stato di eccezione tende sempre più a presentarsi come il paradigma di governo dominante nella politica contemporanea”. Nello stato di eccezione le leggi sono sospese e le garanzie giuridiche delle persone sono disattivate. Nello stato di eccezione la vita umana è abbandonata senza alcun riparo, esposta agli abusi e alla tortura. Agamben la chiama nuda vita. Nude vite degli attivisti nella scuola Diaz al G8 di Genova; di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi, di Francesco Mastrogiovanni, di altri di cui si conosce la sorte e di chi, e sono molti, si sa poco o nulla; nude vite di immigrati e rifugiati nei deserti e nei campi di concentramento in Libia e in Tunisia; sui barconi che solcano uno dei tratti di mare più sorvegliati al mondo, sorvolati dai velivoli, monitorati dai dispositivi di controllo nazionali e sovranazionali e poi abbandonati allo stato di eccezione del mare , dei trafficanti, degli speronamenti; nuda vita degli immigrati nei Cara, nei Cie, in galera, nelle camere di sicurezza di polizia e carabinieri, nei fermi e nei controlli notturni agli angoli delle strade e nelle piazze. Lo Stato italiano è stato condannato per la seconda volta (dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 2013 sulle condizioni disumane e degradanti in carcere) perché a Genova ha praticato la tortura. Dovrebbe essere condannato anche per le stragi nel Mediterraneo, ma in questo caso, insieme all’Italia, il giudice della Corte europea dovrebbe condannare le istituzioni che rappresenta.

 

La redazione della Nagazzetta

Nagazzetta Maggio 2015

EDITORIALE

 

L’Agenda evaporata

Il mix di roboante retorica su svolte epocali dell’Europa nei riguardi dell’immigrazione e incapacità di prendere decisioni davvero diverse, praticabili ed efficaci è diventato un metodo di governo e un modo per fare politica.

 

Lasciamo perdere l’ipotesi di bombardare il network dell’economia degli scafisti in Libia. Per il resto, le cose cambiano di continuo. Varata a metà maggio dalla Commissione Ue, l’Agenda sulla ricollocazione di profughi e richiedenti asilo ha subìto numerosi rimaneggiamenti, tutti al ribasso e peggiorativi. Il testo che a fine giugno i capi di governo dei 28 (con defezioni già messe nel conto) forse approveranno sarà ulteriormente spolpato, micragnoso nei numeri e imporrà condizioni iugulatorie. Vanificherà l’unica cosa buona accennata in quello originario, la revisione del Regolamento di Dublino, esigerà che i paesi di primo approdo sotto l’occhiuta vigilanza di funzionari Ue separino i buoni, i profughi meritevoli di protezione, dai cattivi, i migranti economici.

 

Li obbligherà a rispedire i secondi nei paesi d’origine, come se fosse possibile distinguere tra fame e guerra. Solo a questa condizione Italia e Grecia si “libereranno” anche ufficialmente di un po’ di siriani e di eritrei. Cosa che già fanno sotto banco. E’ il festival dell’ipocrisia, delle disquisizioni semantiche incomprensibili sulle aborrite “quote”.

 

Alla faccia del “burden sharing”, il balletto indecente sull’Agenda ribadisce che il fardello dell’immigrazione nessuno lo vuole davvero condividere. “Ognuno per sé, nessuno per tutti” è il motto dell’Europa. Su tutto, e soprattutto sulle politiche migratorie. C’è sempre un’elezione dietro l’angolo in qualcuno dei 28 paesi della Ue. E sul tema immigrazione Marine Le Pen le ha già vinte tutte, anche se non conquisterà l’Eliseo.

 

La redazione della Nagazzetta

Nagazzetta Giugno 2015

EDITORIALE

 

La truffa del "buonismo"

Ventimiglia – giugno 2015

(Foto: Ventimiglia - giugno 2015)

 

“Il buonismo è l’oppio dei popoli”. E’ il perentorio e telegrafico intervento di un ascoltatore a un microfono aperto di Radio Popolare nei giorni caldi dei migranti bloccati nelle stazioni e respinti alle frontiere.
Nelle 24 ore successive a quel microfono aperto la cronaca smentiva la bizzarra affermazione. Dimostrava, semmai, che il “cattivismo” è metodo di governo, strumento per la raccolta del consenso, tono della comunicazione, pulsione dominante.
Qualche assaggio, alla rinfusa.
Pur di contrastare l’immigrazione clandestina “siamo pronti a ricorrere a metodi creativi”, dichiara il primo ministro australiano Tony Abbot.  E’ creativo pagare i trafficanti perché riportino i “clandestini” dove li avevano imbarcati.
Il premier ungherese Viktor Orbàn annuncia: alzeremo una recinzione lungo il confine con la Serbia. E’ solo l’ultimo arrivato. I muri in funzione nel mondo sono una cinquantina.
“Non abbiamo bisogno del perdono del Papa”, fa sapere il ruspista Matteo Salvini.
A Roma elezioni al più presto, intima Beppe Grillo, prima che la capitale sia sommersa “dai topi, dalla spazzatura e dai clandestini”.
A Milano gli autisti dell’Atm, con tanto di timbro delle Rsu, non vogliono più trasportare profughi e migranti dalla Stazione centrale ai centri d’accoglienza. Hanno paura di prendere la scabbia.
Eccetera, eccetera…
Conclusione. Prima si spaccia per “buonismo”, roba da anime belle e da vispe terese, una posizione politica improntata a giustizia e uguaglianza. Poi si usa il “buonismo” come alibi per essere ingiusti e feroci. Ecco perché il “buonismo”, oltre che una truffa semantica e concettuale, è un’invenzione necessaria del “cattivismo”.

 

La redazione della Nagazzetta

Nagazzetta Settembre 2015

l'editoriale

 

Cui prodest?

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Foto: Profughi siriani in Serbia, per raggiungere l’Ungheria. (Aris Messinis, Afp)

 

L'Europa secondo le previsioni dell'OCSE e della Commissione Europea per evitare la stagnazione economica sarà obbligata ad assorbire 50 milioni di migranti entro il 2060. Più il rapporto tra occupati e pensionati è alto, più è sostenibile il sistema pensionistico. Guarda caso la Germania è uno dei paesi con il più alto tasso di invecchiamento, dunque - secondo molti - ecco spiegato il perché del recente atteggiamento "accogliente".
Piccolo neo: anche l'Italia ha un'età media in forte rialzo, ma non risulta che i politici correnti se ne siano accorti.
Altri, apodittici, spiegano: la Germania vuole solo i profughi migliori; rispetto ai migranti di altre nazionalità, i siriani si integrano più facilmente (ah sì?) e possono vantare un livello di scolarizzazione migliore (mah).
Si dice che la mossa di Angela Merkel, piuttosto contestata in patria, costituirebbe un atto di forza, una netta affermazione di realpolitik; specularmente si propone uno psicologismo: servirebbe per esorcizzare lo spettro interno dei neonazi oppure per far dimenticare l'umiliazione inflitta alla Grecia.
Forse queste tesi contengono tutte un nocciolo di verità, né noi sappiamo i perché della Germania. Ciò che piuttosto appare certo è che il recente discorso pubblico legittima un'ulteriore discriminazione dei migranti, non solo la "classica" tra immigrati economici e profughi ma, all'interno di questi ultimi, tra popoli (i siriani, i palestinesi, i balcanici ...) e, segmentando ancor più, tra quanti presumibilmente servono o si integrano meglio e gli altri.
Tutto purché ci servano, sia chiaro.
E se non ci servissero?

 

La redazione della Nagazzetta

Nagazzetta Ottobre 2015

l'editoriale

 

Con e senza Italo

Italo Siena

Foto di F. Acerbis

 

Con e senza Italo


Nella tarda mattinata di domenica 11 ottobre Italo Siena è morto mentre si svolgeva il seminario annuale del Naga. Stavamo discutendo di come le migrazioni sono profondamente cambiate e di come, di conseguenza, debba profondamente cambiare il Naga. La spietata ironia dell’evento ci ha tolto le parole e le forze. Nonostante lo scoramento, malgrado il senso di nausea che prende di fronte all’inaudita provocazione della morte, eravamo come spinti ad andare avanti da un’energia naturale. In qualche modo abbiamo ripreso a confrontarci e abbiamo onorato i nostri impegni statutari. I ricordi e i discorsi sono venuti dopo. Il nostro legame con Italo continuerà ad essere assicurato dall’energia che ci ha sostenuto domenica, la stessa con cui nel 1987 Italo Siena ha inventato il Naga e con cui ha animato idee, progetti, pratiche e lotte. Ora, di fronte a nuove e non piccole difficoltà, in un contesto che assomiglia sempre più a un deserto, e non possedendo rendite di posizione, dobbiamo ricominciare a ragionare e a fare cose efficaci e significative. Senza fare sconti a niente e a nessuno: istituzioni, poteri, discorsi, neppure a noi stessi. Senza cadere nella marginalità, senza finire nell’irrilevanza politica. Ricominciando sempre daccapo, come faceva Italo.


La redazione della Nagazzetta

Nagazzetta novembre 2015

l'editoriale

 

I nostri alleati

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vignetta da il manifesto

 

“Confondere i profughi con i terroristi è moralmente inaccettabile e strategicamente controproducente”.
L’ha scritto, dopo la strage di Parigi, il New York Times. Basta un minimo di discernimento per condividere un’affermazione così autoevidente da risultare banale.  Chi fugge dal suo paese per sottrarsi al sedicente Califfato, e alle conseguenze di guerre che hanno seminato il caos invece di riportare l’ordine, non lo fa certo per diventare la sua quinta colonna qui da noi. Saint Denis, Molenbeek e le banlieues, dove disuguaglianze e promesse mancate hanno generato odio, rivalsa, fanatismo, dimostrano semmai che le quinte colonne ce le siamo allevate “in casa”.
Un’Europa non accecata dalla paura e dai propri errori dovrebbe considerare suoi alleati i richiedenti asilo, indistinguibili ormai da chi fugge da povertà, disastri ambientali, lotte per mettere le mani sulle materie prime, se davvero volesse sconfiggere il jihadismo con la cultura, il modo di pensare e di vivere. Il 13 novembre, invece, è stato un formidabile alibi per liquidare il poco pattuito con fatica e vaste renitenze per redistribuire i profughi tra i paesi della Ue. La parentesi del superamento di fatto del Regolamento di Dublino si era chiusa già prima della strage a Parigi. Il dopo ci consegna una sospensione di fatto del Trattato di Schengen che limita la libertà di movimento degli europei, figurarsi quella dei migranti. Il ritorno dello Stato nazione (ammesso che se ne fosse andato) è dietro l’angolo.
Schengen, che il Naga ha criticato “da sinistra” come il baluardo della Fortezza Europa, cade “a destra”. Volevamo più Europa, ne avremo di meno. Nonostante le sconfitte, il dolore e l’orrore, continueremo a fare quel che crediamo giusto e razionale: aiutarli “a casa nostra”.


La redazione della Nagazzetta

Nagazzetta dicembre 2015

l'editoriale

 

Che anno è stato?

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«L’uomo che voleva raggiungere la luna» (1994)
Foto di Mario Dondero 1928 - 2015

 

Il 2015 è stato l’anno dei migranti?  Sì, e lo conferma da ultimo l’indagine sui mass-media dell’associazione “Carta di Roma”: solo 39 giorni senza un titolo su di loro. Però: in tutto questo scrivere, fotografare, parlare, commuoverci, picchiare la testa contro il muro perché ci sentiamo impotenti, dimentichiamo che prima della grande crisi economica l’Europa “assorbiva” un milione di migranti l’anno, grosso modo quanti ne sono arrivati nel 2015. Non è solo aumentata la drammaticità delle partenze e la pericolosità dei viaggi. L’altra cruda differenza riguarda noi: i migranti non ci servono più come prima. Ma “loro” continueranno ad arrivare anche se “noi” continueremo a essere disoccupati.

E’ stato l’anno di Angela Merkel? Sì, ma con risultati assai diversi sui due fronti che hanno impegnato la cancelliera tedesca. Ha messo facilmente in riga tutta l’Europa quando ha tirato il collo alla Grecia e umiliato il tentativo di Syriza; non è riuscita a esercitare egemonia, neppure in casa sua, quando ha “aperto” ai profughi. E così quell’apertura ora deve essere controbilanciata da minacciate punizioni per i paesi che “non prendono le impronte” ai migranti o da criminali accordi con quel bel tomo di Erdogan.

E’ stato l’anno dei muri? Sì, soprattutto in versione “concertina”, nome di un allegro strumento musicale esteso con fantasia malata alle matasse di filo spinato srotolate per centinaia di chilometri sulla rotta balcanica. Neppure quelle, però, hanno fermato i passi determinati dei migranti che hanno imposto, nei fatti, l’unico “superamento” del Regolamento di Dublino fin qui realizzato.

Per queste e per molte altre ragioni il 2015 non è stato un anno misericordioso. Temiamo che l’iniezione di misericordia, promessa e promossa da un Giubileo, non basterà. Ma non gufiamo contro il Papa.


La redazione della Nagazzetta

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