Nagazzetta - Ottobre 2015 -

una lettera per Italo

 

Molti hanno salutato con pensieri, testimonianze, ricordi Italo Siena. Un ex volontario del Naga gli ha scritto una lettera

 

Caro Italo,

ti incontrai la prima volta nel 1999, al corso di formazione per nuovi volontari. La tua fama ti precedeva. Ti conoscevo come il fondatore del Naga. Per me eri, e sei ancora, una specie di mito. Venivo da forti delusioni politiche e cercavo nel Naga un luogo autentico e reale dove “fare” e “essere” politica. Ho trovato quello che cercavo. Ho trovato un’associazione vera e ho trovato te.

Durante il tuo intervento mi colpì da subito la carica passionale trasmessa dalle tue parole, dai tuoi gesti e da quelle grandi mani che sembravano disegnare mondi e storie sempre possibili.

 

Utopia e realtà

Si tratta di quella passione umana, politica e sociale che certe persone diffondono tutto intorno trasformando l’utopia in realtà, l’impossibile in possibile. Tu ci credevi in quello che facevi e a tutti veniva naturale seguirti senza tante menate. A te, però, non piaceva stare nelle prime file. Ti ricordo come un uomo che con umiltà, coraggio, forza e determinazione sapeva aprire le vie più originali e impervie, anche se poi ti piaceva lasciare ad altri il compito di migliorarle, coltivarle e farle crescere. Del resto questa è la base dell’evoluzione e la virtù dei grandi padri. Mi viene da dire padre e non maestro e nemmeno guida o leader, perché tu in quello che facevi ci mettevi sapienza, sentimento, attenzione e cura.

Fosti il primo in Italia a occuparti dei Rom, dei migranti clandestini e dei richiedenti asilo. Nessuno, prima di te, ebbe il coraggio di portare alla luce queste realtà, invisibili alla maggioranza. Anzi! La maggioranza aveva paura di questi loschi figuri che come untori arrivavano nel nostro paese per portare malattie e disagio. Anzi! Diciamola tutta: la maggioranza stigmatizzava e odiava queste persone. E continua a farlo, purtroppo.

Una cosa è certa, tu sei sempre stato con la minoranza, sempre con grande dignità e convinzione. Per te, come per me, e come per tutti coloro che hanno fatto parte, fanno parte e faranno parte del Naga, esistono le persone, prima di tutto. Non tutti hanno questo sguardo che va oltre le apparenze, il colore della pelle, le origini culturali, lo status sociale. Ma tu, ci vedevi oltre tutto questo e ci vedevi prima degli altri.

 

Il primo

Ora, per fortuna, tutto è sicuramente più facile. Ora sono molte le persone e le associazioni che si occupano di migranti e richiedenti asilo, e non solo nell’ambito del volontariato. Ma tu, per me, sei stato e rimani il primo, in assoluto. Lo so che non ti interessa occupare la prima posizione del podio. Già, perché in tutto questo a te non fregava nulla di farti vedere, d’essere un opinion leader, di rappresentare altri o di strumentalizzare certe questioni per andare ai piani superiori. Silenziosamente e grintosamente portavi avanti la tua lotta, che poi non era mai solo tua perché a te piaceva condividere con gli altri il tuo mondo, le tue idee, i tuoi progetti sempre vitali e attivi come un vulcano in continua eruzione.

Tu ci credevi sul serio, con la testa e con il cuore, ed è questa la radice forte e profonda che da sempre alimenta il Naga in ogni suo gruppo e in ogni sua attività. Non eri interessato a metterci la firma, anche se ne avevi tutto il diritto. Ne sapevi più di tutti perché ne hai viste di cose, perché hai fatto una reale esperienza del mondo migrante, perché con i Rom, i migranti e i richiedenti asilo tu ci stavi, ci parlavi e ci vivevi. Forse sei riuscito a generare tutto questo perché portavi dentro di te un’anima errante, sempre alla ricerca di altro e sempre alla ricerca della tutela dei diritti umani.

 

Scarpe sportive

Avevi sempre scarpe sportive ai piedi per camminare comodo, per spostarti all’occorrenza e per correre, un’altra tua passione.

Credo che il tuo intento fosse quello di creare qualcosa di realmente utile alle persone, al quartiere, alla comunità e alla società. Per te gli ultimi sono sempre stati i primi. Sei sempre stato un volontario umile che ha dedicato, per scelta politica e non per missione divina o che altro, gran parte della sua vita all’altro. Eri sempre disponibile per i tuoi pazienti, per i ragazzi del Naga Har e soprattutto eri molto presente per i volontari che ti hanno sempre sostenuto e tenuto in palmo di mano. Ai miei occhi non hai mai avuto un’età. Ancora adesso non so e non riesco a dire la tua età. Vengo solo ora a sapere che sei nato a Lecce nel 1949 e che ti sei laureato nell’anno della mia nascita, nel 1974. Quando domenica 11 ottobre ho saputo della tua morte ho continuato a immaginarti come un uomo eternamente giovane. Quella forza, quel sorriso, quell’assoluta determinazione di chi se ne fotte del mondo benpensante, quel coraggio, quella semplicità, quell’umiltà, quel calore umano mi rimandano alla giovinezza e a quel sano idealismo che trascina e porta gli uomini ad essere migliori e a vivere attivamente i propri sogni prima ancora di contemplarli passivamente.

 

Semi e segni

Ora non ci sei più e sono convinto che nel tuo essere anarchico e laico non ti frega niente del paradiso e non ti fregherebbe nemmeno di essere troppo celebrato. Tu tornerai alla terra, alla madre terra e le tue idee, i tuoi progetti, il tuo pensiero continueranno a essere semi rari e preziosi per lo sviluppo e la crescita del Naga e di altre lotte per la libertà e i diritti umani.

Ti sono infinitamente grato per il segno che hai lasciato dentro e fuori di me.

Un abbraccio forte.

 

Andrea Fianco,
ex volontario Naga

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