Nagazzetta luglio 2016

il film

 

Sole Alto

di Dalibor Matanić.
Con Tihana Lazović, Goran Marković, Mira Banjac, Slavko Sobin, Croazia/Serbia/Slovenia, 2015.


tl_files/naga/immagini/nagazzetta-web-immagini/film-73.jpgA 25 anni dal suo inizio, come riflettere sulla guerra che ha spazzato via la Jugoslavia senza cadere nelle trappole retoriche della memoria? Con il suo film il regista croato Matanić, classe 1975, sceglie di farci percorrere il tempo lento della Storia, dalle avvisaglie delle prime ostilità fino alle ombre lunghe di un conflitto che non cessa di marchiare il presente anche dopo la firma dei trattati di pace.  Per farlo si colloca al margine dei grandi eventi, al riparo da tentazioni didascaliche o ideologiche, e costruisce una riflessione a partire da tre vicende semplici, dimesse ma eloquenti nella loro forza emotiva, ambientate rispettivamente nel 1991, nel 2001 e nel 2011. Siamo in una ridente località della campagna balcanica che, come i personaggi, si trasforma al mutare delle condizioni esteriori: minacciata e presaga nel primo episodio, ferocemente devastata nel secondo, troppo rapidamente ricostruita nel terzo. La continuità fra i diversi momenti è data dai due giovani straordinari interpreti che prestano volto e corpo a tre diverse storie d’amore tra una ragazza serba e un ragazzo croato alle prese con le tensioni etniche e la violenza del mondo che segnano la loro vita e il loro rapporto. La forza del film sta nel cambiamento di stile e di registro che distingue gli episodi del racconto in un felice contrasto tra la presenza dei due attori e la diversità delle atmosfere in cui si trovano ad agire: l’estate idilliaca, lacerata dalla scoppio della violenza, nella storia d’apertura, il  peso delle macerie, che rende impossibile il tentativo di una riconciliazione, in quella centrale, la modernità ‘global’ e volgare  che irrompe con arroganza nel finale senza poter cancellare i residui traumatici del passato. Restano dubbi sul significato del titolo, ma questo è uno dei casi in cui si può fare tranquillamente a meno di darsi una spiegazione, catturati come si è dal sapiente intreccio ordito da Matanić.

 

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