Nagazzetta Maggio 2017

Sputasentenze

Nome in codice

 

Ancora incerta la dinamica della morte di Alessandro Grandis, farmacista di Albissola in vacanza a Santo Domingo. Sulla morte di Giuseppe Dibello, caduto da una scogliera a Monopoli, ci sono pochi dubbi: aggressione. A Cagliari Maria Bonaria Contu è stata uccisa per futili motivi da un vicino di casa, Ignazio Frailis. Luigi Garofalo, lo stalker di Elena Farina ora finalmente in carcere, ha tentato il suicidio. Ci ha provato anche Edson Tavares, che sfregiò con l’acido Gessica Notaro. A Genova Carla Arecco è stata uccisa per pochi spiccioli da Pierluigi Bonfiglio, che ha confessato. A Pescara Giuseppe Pirocchi e Silvia D’Ercole perdono la vita in un tragico incidente durante una gita al fiume. Ad Alatri sono otto gli indagati per il feroce pestaggio di Emanuele Morganti. È il 3 maggio e a Roma, sul Lungotevere, un lavoratore ambulante senegalese muore durante una operazione anti degrado della Polizia locale. In fuga dalla retata, è stroncato da un infarto, l’autopsia lo confermerà qualche giorno dopo. Si chiamava, nell’ordine:

  • Niang Maguette (Repubblica, La Stampa);
  • Niam Maguette (La Stampa, il Giornale, Huffington Post, Agi);
  • Magatte Niang (Corriere);
  • Nian Maguette (Ansa, il Fatto, Repubblica Roma);
  • Un ambulante senegalese (ibid.);
  • Un senegalese;

Aveva 54 anni (o 53, per Repubblica), una moglie, tre figli (o due, per Il Foglio), ed è morto di decoro urbano. Cronaca nera, un ennesimo morto, un altro lenzuolo su un corpo senza nome, il Lungotevere come il Mediterraneo. Inutile perdersi in minuzie: non è un italiano e a ucciderlo è stato un cuore già malandato.
 
Orbene, se è vero come diceva quel tizio che una rosa con un altro nome ha lo stesso profumo, è giusto ringraziare anche i giornalai imbrattacarte e non la stampa, per la svogliata e irriguardosa cronaca della fine di un uomo. Perché buttare le energie su una cosa piccola come un nome, quando nel giro di ventiquattr’ore la notizia sarà già sparita da tutte le prime pagine e dagli schermi televisivi? Quando l’infarto avrà reso ‘naturale’ e non criminale la fine di una vita? Dopo tutto, è solo morto un senegalese. Si chiamava Nian Maguette.

 

Volo di lapis

Nagazzetta Aprile 2017

Sputasentenze

Pull factor

 

Cioè a dire che le navi delle Ong che stanno tra la Libia, Malta e la Sicilia rappresenterebbero un fattore di attrazione per i migranti; le missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo avrebbero addirittura determinato un aumento delle morti e dei naufragi. Senza contare che, secondo il Financial Times e Frontex, le Ong si finanziano in maniera opaca e potrebbero essere in collegamento con i trafficanti. In più, risulta ipotesi corrente che le Ong portino i migranti in Italia perché intendono alimentare il business dell’accoglienza.

BUM.

La circostanza - che in tempi normali sarebbe - singolare è che non sono le Ong ad aver denunciato i detrattori per diffamazione, ma è la Procura della Repubblica di Catania ad aver aperto di recente un fascicolo penale per indagare su natura e provenienza dei finanziamenti alle Ong.

Nel mondo capovolto il soccorso in mare, previsto come un obbligo dal diritto internazionale, diventa favoreggiamento dell'immigrazione clandestina; l'omissione di soccorso, al contrario, appare la condotta del giusto, del rispettoso tutore dell'ordine.

Piuttosto, viene da sospettare che la colpa più grave imputabile agli operatori delle navi indipendenti sia quella di essere testimoni: non solo di trarre in salvo esseri umani, ma di poter vedere quanto accade in quel tratto di mare senza essere allineati.

Stranamente, la miglior risposta alle illazioni di Frontex l'ha data il viceministro degli esteri italiano, tale Mario Giro, secondo il quale si dovrebbe fare un’analisi più seria: l’unico vero pull factor che esiste è la presenza dell’Europa a poche miglia marine dalla costa africana".

 

Polso da Vili

Nagazzetta marzo 2017

Sputasentenze

Bello FiGo

 

"Io non pago affitto ... io non faccio opraio". Avete presente Bello FiGo?  Se non lo conoscete, prima di continuare a leggere - ammesso che interessi - andate su youtube. Comunque, è un tipo che mette in musica i luoghi comuni correnti sui neri (lui direbbe negri), in particolare quelli più beceri. Li dice proprio netti e piatti e però Paul Yeboah, 23 anni (credo), rapper nato in Ghana e residente a Parma da oltre 10, è lui stesso nero. Tale pigmentazione determina un effetto estraniante, perché si ascolta un giovane uomo nero che, contento, rivendica di non pagare l'affitto, di non voler lavorare, di dormire in un albergo a 4 stelle, di volere la donna bianca (con parole molto offensive), eccetera. Le possibilità sono due: o il contenuto espresso corrisponde al messaggio oppure c'è un meta-messaggio; o intende significare proprio quel che dice oppure dice perché allude ad altro.

I fascisti e i razzisti si incazzano perché sono persuasi che quel che dice sia vero e, dato il senso letterale, s'indignano. I benpensanti e i seriosi lo trovano sguaiato e sopra le righe, un pagliaccio disturbante e inadatto. Molte donne si risentono perché le canzoni di Bello FiGo contengono frasi fortemente sessiste.

Tuttavia, qui è il linguaggio non verbale che determina il segno e, in particolare, BF usa il colore della sua pelle per significare il contrario di quello che canta. Assume alcuni tra gli stereotipi che attraversano il genere maschile pigmentato di bianco - i negri non vogliono lavorare, sono mantenuti dallo Stato e ce l'hanno grosso (per approfondire quest'ultimo immaginario andate, questa volta, su youporn) - e li disvela in senso sarcastico valendosi della tinta scura della sua carnagione.

"Stupido bianco passa l’MD ... non possiamo fare i bravi, perché siamo negri".

​[volpi di Salò]

 

volpi di salò

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