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Che posto è questo?

Testimonianza di un profugo siriano in viaggio da due mesi, raccolta il 14 novembre nella sede del Naga Har

Sono un profugo siriano, appena arrivato a Milano.

Considero Milano una tappa di passaggio del mio viaggio, la
mia destinazione è il Nord Europa.

Ho 25 anni e sono riservista dell’esercito siriano. Ho
deciso di lasciare la Siria dopo aver capito che nel mio paese si combatte una
guerra del Presidente contro il popolo, dopo aver capito che mi avrebbero
costretto a sparare contro la mia gente. Ho deciso di partire dopo essere inorridito
all’idea che stiano usando armi chimiche contro i cittadini, dopo aver visto scomparire un mio amico, anche
lui riservista. Un altro amico l’ha attirato in un incontro trappola. L’esercito
l’ha preso e portato via. Ora non sappiamo più nulla di lui.

Sono in viaggio da circa due mesi.

Non ricordo con precisione i nomi dei luoghi e le data: sono
molto stanco, confuso, i ricordi si accavallano e sono caotici.

Dalla Siria sono partito da solo, ho viaggiato in auto
prendendo diversi passaggi e sono entrato in Turchia. Appena ho trovato gli
agganci mi sono imbarcato su un piccolo natante insieme ad altri siriani, saremo
stati 28, per arrivare in Grecia, a
Samos.

In mezzo al mare la barca è stata abbordata da una
motovedetta della polizia greca.

Gli uomini in divisa sono saliti a bordo con i volti coperti
e con minacce e atti violenti ci hanno sequestrato tutti i passaporti e rubato il denaro. C’era gente che aveva fino a 5000
euro. Hanno preso tutto e hanno picchiato alcuni di noi.

Ci hanno lasciato in mezzo al mare, disorientati,
annichiliti, avendo perso anche la rotta.

Chi ci trasportava era terrorizzato ed è ritornato al porto
turco di partenza.

Ho deciso di riprovare e mi sono nuovamente imbarcato.

In mezzo al mare, la
barca è stata di nuovo abbordata da una
motovedetta della polizia. Gli uomini sono saliti a bordo col volto coperto e
hanno portato via tutti i passaporti e i soldi.

Io non avevo più nulla che potessero rubare. Anche questa
volta, dopo averci derubati, ci hanno rimandato indietro, nelle acque della
Turchia.

Mi imbarco una terza volta, e questa volta riesco ad
arrivare in Grecia.

Arrivato a Samos, con
vari trasferimenti, mi sono diretto a Igumeniza, dove sono arrivato in treno.
In Grecia mi hanno preso le impronta digitali su un foglio di carta: non le
hanno inserite nell’Eurodac, me lo ha detto il mio avvocato greco.

Come molti, ho deciso di proseguire il viaggio e lasciare la
Grecia.

Sono riuscito ad imbarcarmi per l’Italia su un grande
traghetto.

Sono arrivato a Bari il 30 ottobre e appena sbarcato sono
stato fermato dalla polizia italiana.

Mi hanno preso le impronte digitali; mi hanno obbligato a
firmare un foglio scritto in italiano, di cui non conosco il contenuto, non ho
idea che cosa ho firmato, ma è assurdo che non mi abbiano dato un interprete,
nessuna traduzione, nulla.

Nel giro di due ore mi hanno “respinto”, mi hanno messo sul traghetto per rientrare in
Grecia.

Sono stato per 17 ore chiuso in uno sgabuzzino senza cibo,
acqua e senza poter andare in bagno.

In Grecia, di nuovo a Igumeniza, mi sono riorganizzato e
sono ripartito per l’Italia.

Sono arrivato a Venezia il 9 novembre, credo.

Nessuno mi ha fermato o chiesto nulla.

In treno sono arrivato a Milano.

Da lì ho preso un treno con destinazione Parigi.

Io non so bene dove voglio andare, ma non voglio stare in
Italia perché non c’è accoglienza e quindi sono orientato al Nord Europa:
Inghilterra visto che parlo bene inglese, Belgio, Olanda, Svezia, Germania.

Quando viaggio sui treni, vengo regolarmente fermato con la
richiesta del biglietto. Io spiego in inglese che non ho soldi, sono siriano,
sto cercando di andare al Nord. Mi lasciano continuare il viaggio.

Passato il confine francese, forse a Chambery, vengo
controllato dalle autorità di frontiera francesi.

Mi prendono le impronte e scoprono che sono già state
registrate in Italia.

Mi dicono che non posso entrare in Francia e mi accompagnano
a Bardonecchia.

Rientro a Milano, alla Stazione Centrale.

Qui, mentre cerco un angolo per dormire, vengo aggredito da
tre ragazzi nordafricani che forse
cercano soldi.

Ho paura di tutti, persone e forze dell’ordine. Che posto è
questo?! Io vengo dalla Siria, dalla guerra, cerco solo protezione, asilo.

Dormo in strada da due mesi e sono confuso, molto, molto
stanco.

Riparto per Bardonecchia, deciso a tentare il passaggio
della frontiera a piedi.

Quando scendo dal treno mi trovo avvolto in un paesaggio
coperto di neve.

Mi dico: ” Non ce la puoi fare. Se vai a piedi nella neve,
morirai.”

E allora ho ripreso il treno e sono tornato a Milano.

Oggi mi hanno fermato i poliziotti per un controllo dei
documenti e mi hanno dato un’espulsione.

C’è scritto che devo lasciare il territorio italiano entro
sette giorni!

Sono venuto al Naga Har per questo, ho trovato il vostro
indirizzo su internet.

Sono molto angosciato, cosa potete fare per togliermi
l’espulsione?

Cosa devo fare ?

E poi vedo dei divani: posso dormire qui questa notte?

Durante questo viaggio ho visto troppe volte trattare gli
uomini molto peggio dei cani, sono davvero stanco, molto stanco.

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