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Sbagliando non s’impara

Se
l’obiettivo dei
Centri di Emergenza Sociale (CES), dove sono stati accolti
cittadini rom negli
ultimi due anni, era quello di fornire un’assistenza/accoglienza
temporanea
adeguata e promuovere anche percorsi di integrazione, questo si
è rivelato un
fallimento, come è emerso anche dal nostro report di denunciaNomadi per forza pubblicato
lo
scorso marzo: strutture sovraffollate, mancanza di privacy,
norme
discriminatorie che ne regolamentano l’accesso e la permanenza
spesso applicate
in modo discrezionale, emarginazione e degrado.

Di
fronte a questa
situazione, che cosa si decide di fare? Di aprire un confronto?
Di pensare a
soluzioni di lungo termine? Di rendere vivibili i CES già
esistenti? Di
potenziare la seconda accoglienza, ad oggi totalmente
insufficiente?

Niente
di tutto
ciò.

Il
confronto è
negato, infatti nessuna risposta è stata data alle denunce
oggettive del nostro
report, né alle lettere di richiesta di incontro e chiarimento
che in queste
ultime settimane sono state mandate all’amministrazione da
Consulta Rom e
Sintidi Milano, Naga,European Roma Rights Centre(ERRC) e
Tavolo Rom.

Invece
l’amministrazione decide di aprire un altro CES in zona
Bonfadini,
trasferendovi quello di via Lombroso, spendendo ancora soldi in
soluzioni che
si sono rivelate inadeguate e fallimentari.

Evidentemente
sbagliando
non s’impara, al contrario si persevera e si aggrava la
situazione.
Infatti aprire un CES in via Sacile, vicino al campo regolare di
via Bonfadini,
vuol dire creare un ghetto etnico in un angolo periferico della
città, nel
quale i rom vengono concentrati e segregati, conancheil
rischio di
conflitti con i cittadini del quartiere (l’insediamento di via
Dione Cassio
insegna).

Si
decide quindi di
proseguire con una logica escludente, di portare avanti un
modello discriminatorio,semplicemente
perché non si riescono nemmeno ad immaginare soluzioni diverse.

Come
Naga,
riproponiamo quindi le raccomandazioni che abbiamo fatto nel
nostro report:

“…
destinare
fondi ad azioni concrete volte a favorire processi di
convivenza civile;
coinvolgere attivamente nelle fasi di progettazione,
realizzazione e gestione
di qualsiasi progetto i rom destinatari; sospendere
nell’immediato ogni
sgombero forzato; riconoscere il diritto all’iscrizione
anagrafica alle persone
che abitano negli insediamenti informali e nei centri di prima
e seconda
accoglienza del Comune di Milano; garantire l’effettivo
godimento del diritto
alla salute per tutte le persone accolte nei CES; attuare nel
medio-lungo
periodo progetti di edilizia abitativa di tipo diversificato;
tutelare i minori
(frequenza scolastica) e avviare progetti di inclusione
lavorativa e abitativa
negli insediamenti informali, fino all’accesso a soluzioni
abitative
adeguate”.

Info: 349 160 33 05 – naga@naga.it

A questo link l’articolo “Nei campi rom” uscito sul Corriere della Sera il 29.5.2015

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