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A Calais, in Macedonia e in altre zone “sensibili”…

A Calais, in Macedonia e in altre zone “sensibili” d’Europa va in scena un grottesco spettacolo di cinismo e incapacità politica che accomuna gli Stati e quel pallido residuo di sovranità sovranazionale chiamato Unione Europea.
Sgomberi e muri sono misure tanto illusorie quanto infami per nascondere quello che non si può nascondere: fiumi di donne, uomini e bambini in fuga la cui forza d’urto sta cambiando la storia d’Europa.

Sgomberi e muri intasano lo spazio di corpi e destini in caduta libera – e qui sta l’irresponsabile incapacità politica – ma servono anche a garantire – e qui sta il cinismo – un bacino di consensi a cui attingono tutti i soggetti politici al potere e molti di quelli che vi aspirano per soddisfare l’agenda politica corrente: interminabili politiche di austerità; imbarbarimento del mercato del lavoro; ancora più sicurezza; controlli e polizia; razzismo e intolleranze quotidiane; guerra al terrorismo, ecc.

Di due cose siamo sicuri in questo vortice di incertezze: che i desideri e la determinazione che animano quel fiume non si fermeranno e che l’accoglienza è l’unico linguaggio politico che conosciamo.

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