Notizie

Cronache da Ventimiglia – n. 4: benvenuti

Oggi fa caldo, davvero caldo.
Sarà il caldo, sarà la domenica, sarà che abbiamo tutt* bisogno di riposo, fatto sta che una volta riportati all’Info Point i materiali usati per trascorrere la notte sulla spiaggia, la giornata ha preso fin dall’inizio un ritmo pigro e assonnato: chiacchiere, bagno al fiume, un panino al bar, ancora chiacchiere…
L’unico evento della giornata è l’attesissima finale dei mondiali Francia-Croazia: agli shebab è stato promesso di fare una proiezione aperta all’Info Point.
L’Info Point Eufemia è il cuore delle attività del Progetto20k; sono due piccoli locali: il primo di una trentina di metri quadri che dà sulla strada, con le sedie, un lungo tavolo con alcuni computer a disposizione per un massimo di 30 minuti, il banco dell’accoglienza; dietro, in un locale più piccolo, si trovano numerosissime prese per ricaricare i cellulari, nonché un buon numero di caricabatterie per i modelli più comuni, e poi un altro tavolo, un lavandino, un piccolo bagno, e sulle pareti istruzioni, calendari, fogli da compilare, un’organizzazione tutt’altro che improvvisata; da lì una scala scende nel magazzino stracolmo di vestiti, scarpe e altri materiali utili, sul quale dà anche una doccia.
Alle pareti del primo locale, scritte e disegni rappresentano racconti, sogni, ricordi del paese natale: la rappresentazione più frequente sono le bandiere nazionali, a volte disegnate a forma di cuore; più grande di tutte campeggia la scritta “BENVENUTI”.
Qui si viene per usufruire dei servizi ma anche solo per un consiglio o quattro chiacchiere; si intrecciano relazioni, si mescolano le lingue, si scherza.
Dentro il piccolo locale anteriore oggi l’affollamento – e la temperatura – sono al massimo; gli shebab fanno quasi tutti un tifo forsennato per la Francia, e questo è un dato che suscita discussioni; una volontaria del Progetto 20K prova a problematizzare la cosa: ma come, sono quelli che vi respingono alla frontiera, vi rimandano indietro, vi fanno morire nel Roja, sull’autostrada, sotto i treni, sulle montagne, e voi fate il tifo per loro?
Non c’è risposta, forse perché il motivo di questa affezione razionalmente non lo conoscono; noi possiamo solo fare qualche ipotesi: sarà forse per tutti quei giocatori neri nella squadra, o magari perché si portano dietro l’immagine idealizzata del paese che da sempre hanno immaginato come meta del loro viaggio, simbolo di una “integrazione” di cui loro molto probabilmente conoscono la retorica ma non i limiti reali.
Quando la partita finisce con la sconfitta netta della Croazia, l’esultanza è incalcolabile: alcuni incominciano a battere a ritmo su qualunque cosa, nasce un ritmo scandito da cori; un po’ preoccupati per i rapporti col vicinato, li preghiamo di contenersi, e allora il rumore cala e poi pian piano si placa; l’evacuazione è favorita dai livelli ormai insopportabili di calore e umidità, gli shebab si riversano in strada, in parte si disperdono, in parte rimangono a stazionare sotto le campate del cavalcavia proprio qui di fronte, che costituiscono di fatto una specie di estensione informale dell’Info Point.
Mentre la serranda si abbassa, sorrido: al Naga sappiamo bene che per trasformare un luogo in crocevia d’incontri ci vogliono sì i servizi, ma anche il piacere di viverli, quegli incontri, un sorriso aperto e quella fondamentale, piccola parola: benvenuti.

Sostieni il Naga, adesso.

Il tuo sostegno, la nostra indipendenza.