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La trappola

La tempistica è perlomeno sospetta, il dubbio di un’azione coordinata è più che legittimo: si approva all’interno del consiglio dei ministri il decreto sicurezza bis – che ha come obiettivo principale quello di punire le realtà che soccorrono i migranti in mare e di rispedire in Libia chi parte – e dopo pochi giorni arriva il caso concreto che permetterebbe di dimostrare l’efficacia del provvedimento una volta che verrà promulgato.

Un provvedimento che dimostra come anche la legge sia espressione e sia impregnata dei valori della società che la produce.

La Sea Watch salva così 56 persone e La Libia, con 10.000 persone imprigionate, torturate e stuprate quotidianamente, si propone come porto sicuro.

La Sea Watch è in quello che tecnicamente viene definito “dilemma tragico”: se ottempera alla richiesta libica viene meno alla propria missione di umanità e sommerge i salvati, se, come sta facendo, si rifiuta e si dirige verso un vero porto sicuro, presta il fianco alla sceneggiata inscenata e rischia di venire punita in modo esemplare.

Ma forse ci sbagliamo, il dilemma non è tragico, all’equipaggio della Sea Watch forse è bastato guardare le persone che hanno tratto in salvo per capire che cosa è giusto fare.

#siamounportosicuro

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