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Danni irreparabili

La Corte Europea dei Diritti Umani ha deciso che non c’erano sufficienti motivazioni per chiedere al governo italiano di applicare un provvedimento provvisorio di sbarco per i 42 migranti intrappolati sulla Sea Watch. Secondo la Corte infatti tale provvedimento viene concesso solo “nei casi eccezionali in cui i richiedenti sarebbero esposti – in assenza di tali misure – a un vero e proprio rischio di danni irreparabili“. 
Questo il pronunciamento della Corte a nome di un’Europa che, fino a ieri, si gloriava di essere la patria del diritto. Un’Europa che oggi, invece, ha deciso che più dei diritti umani, valgono i diritti degli stati sovrani, che la difesa della frontiera di un paese può prevalere su principi universali. Anzi, che la delega al controllo delle frontiere esterne dell’Unione e il divieto assoluto di ingresso, i porti chiusi, non sono solo leciti ma, in sostanza, condivisibili. La Corte aggiunge anche che basta che la nave sia supervisionata e assistita con cibo e acqua e, in questo modo non si pone nessun termine certo allo sbarco spingendo di fatto la Sea Watch, per salvaguardare la salute fisica e mentale dei migranti, a forzare il blocco navale e venire prontamente punita dal decreto sicurezza bis appena approvato.
La Corte dunque si sbaglia: i danni irreparabili ci sono eccome, sono tutti quelli elencati sopra, sono la certificazione della morte dei diritti umani e riguardano tutti noi. 
A questa visione del mondo ci opporremo sempre, per preservare la nostra umanità e soprattutto quella delle persone che assistiamo tutti i giorni.
#siamounportosicuro

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