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Il Naga è una porta aperta.

Per chi si rivolge a noi. Ma anche per noi socie: uno spazio in cui sostare, tra un andare e venire in luoghi altri.
Venerdì ero in riunione, fino alle 22.00, a un passo dalla movida dei navigli. Dal palazzo di fronte si cantava a squarciagola canzoni nuove che non ho riconosciuto, recenti.

E poi le Spice girls, i backstreet boys: un colpo al cuore, le canzoni delle medie che sapevo a memoria.
Pioveva, forte prima, piano poi.

A mezzanotte dovevo partire e andare in Centrale a prendere un’amica di ritorno da un viaggio.
E allora son restata dentro, da sola, a finire di lavorare ad alcune cose, a rispondere alle email.
Ed è stato come quando resti a casa da sola per un po’: c’è silenzio, poche luci. Ti metti a girare un attimo, a perlustrare spazi pieni che ora sono vuoti e tu mica li hai mai visti così vuoti.
E li riconosci ma un po’ li scopri anche.

Come la bacheca: ci passi davanti ogni volta, controlli la tua casellina.
Ma oggi la guardi bene.
E ti sorprendi che in quella del finanziamento ci sia un caricatore elettrico impolverato, che dona energia e ricarica. Quanto sarebbe bellissimo bastasse quello per finanziare ogni nostra attività.
Oppure ti fermi a una casella vuota. Con un temperamatite gigante con la manovella. Di quelli che ne avresti voluto sempre tanto uno ma poi non l’hai mai preso e forse le matite le usi meno: non hao più voglia di cancellare e riscrivere. Gli errori che faccio preferisco averli neri su bianco, con l’inchiostro, per farci una riga sopra e riprogettare ricordandomi l’errore che c’è stato.
Le sedie erano pure comode, mi ci son sentita proprio comoda.

Ma era ora di andare.
Mi sono ricordata di spegnere tutte le luci.
E di chiudere bene.
Perché le case sono luoghi preziosi e vanno custoditi. Con cura.
Per aprirli un giorno nuovo, e incontrarsi ancora.
#noiincontriamopersone

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