Notizie

Gli occhi immaginano e il cuore accoglie. La testimonianza di un volontario.

Gli occhi immaginano, le orecchie ascoltano mentre il cuore accoglie i nomi di Paula, Vittoria, Gabriella, Rosinha e tante altre letti nel silenzio. È sera, il buio è calato da poche ore, Checcoro rende omaggio intervallando gli interventi con il proprio canto. E’ il 21 novembre e a Milano si celebra il Transgender Day of Remembrance, che dal 1999, si celebra in tutto il mondo per commemorare le numerose vittime di transfobia.

Da ottobre 2018 a settembre 2019, sono 369 le vittime di transfobia nel mondo, 1148 negli ultimi tre anni. Nell’arco di un decennio, più di una persona al mese è deceduta per odio o pregiudizio verso le persone transgender, indipendentemente da qualsiasi altro fattore della loro vita. Una tendenza che non mostra alcun segno di attenuazione. I nomi delle vittime ed i luoghi dove sono state rinvenute, sono raccolti anno per anno sul sito web “Remembering Our Dead”. Un progetto nato dopo l’omicidio di Rita Hester il 28 novembre del 1998, uccisa a coltellate nel proprio appartamento ad Allston (quartiere di Boston). Quando i giornali ne riportarono la notizia, lo fecero parlando di Rita al maschile, con la disapprovazione della famiglia e amici della donna. Per la stampa Rita era solo una seconda identità, non la sua vera identità. La cancellarono come fu cancellata dai suoi assassini. Rita morì due volte, come tutte le vittime di transfobia, a causa di una narrazione tossica che non riconosce la persona nella sua identità, ma al contrario ne amplifica il pregiudizio.

Mentre assisto penso a loro, alle persone che ho incontrato e conosciuto in questi anni grazie a Cabiria, l’unità mobile del Naga che si occupa di prevenzione e informazione sanitaria, legale e sociale al fine di favorire l’accesso ai servizi del territorio alle persone che si prostituiscono, per la maggior parte ragazze transessuali.

Come un film rivedo tutto ciò che abbiamo vissuto insieme, discorsi, risate, desideri, sogni…e paure.

I rischi che quotidianamente corrono a causa dello stigma e del pregiudizio.

Tornando a casa una canzone si insidia nella mente, le cui strofe dicono pressapoco “A chi importa se un’altra luce si spegne, nel cielo di un milione di stelle”, a noi del Naga importa.

Nel momento in cui ci specchieremo nell’altra persona, riconoscendola come tale, è allora che fermeremo l’odio.

“A chi importa quando il tempo di qualcuno finisce? Se un momento è tutto ciò che siamo, A chi importa se un’altra luce si spegne? Bene, a me importa”. (One More Light – Linkin Park).

Sostieni il Naga, adesso: https://naga.it/dona/

Sostieni il Naga, adesso.

Il tuo sostegno, la nostra indipendenza.