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Similitudini

Nel silenzio generale domenica scorsa si è automaticamente rinnovato l’accordo Italia – Libia sulla gestione dei flussi migratori. Un accordo che avalla una situazione in cui i migranti sono trattenuti e torturati in centri disumani per mesi e quando finalmente riescono a uscirne e a scappare verso l’Europa hanno forti possibilità di essere catturati e riportati indietro in un macabro gioco dell’oca. Già ai tempi dei decreti Salvini, ancora in essere, si parlava quotidianamente e giustamente dei porti chiusi e si sorvolava sull’inumanità di tutto il sistema a monte.


Oggi che il Coronavirus è protagonista dell’agenda pubblica, il rinnovo dello scellerato accordo è passato ancora più in secondo piano. Tuttavia la logica non è poi molto diversa da quella adottata per fronteggiare l’epidemia di Coronavirus. In quest’ultimo caso le persone vengono isolate e viene loro impedito il movimento, nel caso dei migranti vengono incarcerati e viene loro impedito il movimento.


La similitudine non è purtroppo casuale.


La migrazione viene vista da larghissima parte del mondo politico italiano ed europeo come un virus da debellare, un contagio da arginare. Gli uomini e le donne che provano a raggiungere l’Europa sono così una minaccia esistenziale paragonabile ad una malattia che va contenuta con ogni mezzo.
Adesso che un vero contagio è in atto la politica comincerà a ragionare sulla differenza tra un movimento naturale e da sempre in atto come la migrazione umana e una pandemia medica?

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