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Pensieri dal Naga

Qualcuno ha chiamato questo periodo il “tempo sospeso”. Così è per tanti aspetti della nostra vita. 

Anche la scuola del Naga-Har è stata sospesa. Sospese le lezioni, sospesi i contatti, sospese le relazioni, sospesi gli incontri, i sorrisi e i racconti e l’aiutarsi l’un l’altro per imparare una lingua. Ma questi incontri rimangono nella nostra esperienza e nella nostra vita e quindi, telefono alla mano, andiamo alla ricerca dei numeri che ci sono rimasti nel cellulare, nelle mail, nei fogli che abbiamo a casa. Le iscrizioni, gli elenchi sono chiusi a scuola, nelle nostre due aule dove non abbiamo più potuto entrare. Chissà che silenzio ora tra il calcetto e la televisione spenta, tra gli strumenti e le chitarre silenziose. 

Diventa così quasi obbligatorio risentire e cercare le voci delle persone e incominci. Il primo saluto “ciao maestra!” ti riscalda il cuore. Sono parole brevi. Ci si informa sulla loro salute prima di tutto e su dove abitano. Si passano istruzioni su come lavare le mani e su come comportarsi sui mezzi. Qualcuno non sa o non capisce perché questa paura. Poi con il passare dei giorni le comunicazioni sono più frequenti: bisogna aggiornarli sui divieti e sulle difficoltà e alla fine anche sulla quarantena obbligatoria. Qualcuno si affida a Dio: Inshallah è una invocazione spesso ripetuta nell’incredulità di quanto accade. 

Le chat vengono usate anche per scrivere, per testare le risposte e vedere come se la cavano con i rimasugli di italiano, ma non è la priorità. Importante è far sentire che ci siamo e che potremo tornare insieme. “Quando ricomincia la scuola?” “Chi bagnerà le piante del Naga” “ Come stai tu e la tua famiglia?”. Si recuperano anche persone che sono all’estero. B. era scappato in Spagna, senza permesso e senza protezione eppure le sue parole registrate hanno sempre un grosso saluto per tutto il Naga e si informa su come stanno gli altri compagni. I. è ritornato in Costa d’Avorio e vuole notizie dell’Italia: ha paura. Vuole conferma su quanti morti e su cosa succede. “Da noi, capisci, non possiamo fare come voi, capisci?”. R. abita fuori Milano e non ha più soldi, non può fare il solito lavoretto in nero e ha fame. Qualcuno è in giro e dorme fuori, qualcuno in un centro o con amici. Cerchiamo di sentirli spesso per stare vicini e non sentirci tutti troppo soli.

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