Notizie

In mare

Pasqua è voce del verbo ebraico “pèsah”, passare, eppure proprio le giornate di Pasqua hanno visto -ancora una volta- una grave violazione del Diritto Internazionale del mare.


Quattro imbarcazioni sono rimaste per cinque giorni alla deriva nel Mediterraneo centrale senza ricevere soccorso. Cinque giorni durante i quali Italia e Malta, i due paesi europei che avrebbero potuto farlo, non hanno risposto alle richieste di aiuto. Alla fine tutte le imbarcazioni sono state soccorse, ma il colpevole ritardo ha causato cinque morti. L’ultimo gommone è stato rintracciato solo oggi, 15 aprile, dopo che le autorità maltesi avevano inspiegabilmente autorizzato l’allontanamento del cargo portoghese che l’aveva raggiunto.

Non entriamo nel merito delle dinamiche che hanno indotto il governo maltese ad inscenare questo braccio di ferro con l’Unione Europea, scommettendo sulla vita di alcune centinaia di persone in fuga dalle prigioni libiche. Vogliamo, invece, sottolineare che i paesi dell’Europa mediterranea, già restii ad accogliere le persone che tentavano di passare il Canale di Sicilia in tempi normali, oggi si trincerano dietro all’emergenza sanitaria, nel tentativo di sigillare definitivamente le frontiere e di rendere accettabile il lasciar morire in mare.


La strumentalizzazione dell’emergenza ha raggiunto il suo apice lo scorso 8 aprile quando, per impedire l’approdo alla nave Alan Kurdi con a bordo 145 migranti, quattro ministri italiani hanno firmato un decreto che certifica l’incapacità dell’Italia di garantire un porto sicuro, paragonando l’insicurezza sanitaria causata dall’epidemia di Covid-19 all’insicurezza di un paese in guerra, la Libia, nel quale il destino certo di chi è costretto a tornarci sarebbe l’imprigionamento, la tortura o la morte.

Sostieni il Naga, adesso.

Il tuo sostegno, la nostra indipendenza.