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La concessione

Avevamo pensato che l’emergenza potesse essere l’occasione per decostruire meccanismi consolidati o, perlomeno, aprire spazi di riflessione. Il dibattito sulla regolarizzazione dei cittadini stranieri ci dimostra che ci eravamo illusi.

Al di là delle singole disposizioni che verranno previste, il concetto di fondo che “guida” il provvedimento rimane infatti immutato: LA CONCESSIONE. Mutato però è decisamente il contesto che svela la ferocia e la disumanità implicite in questa mentalità.

I cittadini stranieri non sono portatori naturali di diritti ma solo fruitori occasionali ai quali, ogni tanto, ci tocca concedere qualcosa per poi ricacciarli nella precarietà esistenziale a cui li costringiamo: i cittadini stranieri irregolari tornano ad essere fantasmi muti, ma indispensabili al sistema.

Questa volta però c’è una novità: il sistema è largamente inceppato, la precarietà esistenziale che riguarda anche tutti noi, i regolari, aumenta ogni giorno di più.
Questo ci potrebbe aprire gli occhi sul fatto che senza diritti condivisi, alla casa, alla salute, il patto sociale crolla. Oppure può portarci a continuare a chiudere gli occhi cedendo alla tentazione di scegliere di salvare fette sempre più ristrette di popolazione, abbandonando la parte esclusa a sé stessa.

I cittadini stranieri a cui stiamo concedendo, forse, sei mesi di dignità siamo tutti noi e, se non lo capiamo in fretta, saremo condannati ad aspettare la prossima sanatoria esistenziale che ci verrà gentilmente concessa dai prossimi governi. Beninteso sempre né di destra, né di sinistra.

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