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Costa, Discrimina e Non Aiuta: la Carta Della Famiglia Va Cambiata

Con la decisione del Tribunale di Milano 14.9.2020 la questione della carta famiglia
finisce davanti alla Corte Europea. La Corte dovrà decidere se è legittima l’esclusione
di tutti i cittadini stranieri da questo “beneficio”.


Sembrerebbe uno dei molti contenziosi di “ordinaria discriminazione”, ma la
particolarità della vicenda merita qualche informazione aggiuntiva.
La Carta famiglia infatti non è sostanzialmente… “nulla”: è solo un elenco di fornitori
di beni o servizi (negozi, enti pubblici ecc.) disponibili a praticare uno sconto di almeno
il 5% sui prezzi ordinari.

Nonostante la estrema modestia dell’intervento, i vari governi hanno impiegato ben 5
anni (la carta famiglia era stata istituita con l’art. 1 c. 291 L. 208/15) per passare alla
attuazione pratica; e in attesa di questa, il governo Conte 1 aveva pensato bene di
introdurre, con la legge di bilancio 2018, la soppressione dei limiti di reddito (alla carta
possono ora accedere tutti) e al contempo la esclusione di tutti i cittadini stranieri:
con la conseguenza che ai modesti sconti possono accedere anche le famiglie italiane
facoltose, ma non gli stranieri.


Il governo Conte 2 ha finalmente attivato la Carta dal marzo scorso (DL 9/2020 art.
30) conferendole addirittura la funzione di strumento per la tutela della famiglia nel
pieno della crisi COVID e ampliandola a tutte le famiglie con un figlio a carico (in
precedenza ci volevano almeno tre figli). Ciononostante non si è preoccupato di
rimuovere l’assurda esclusione degli stranieri: e se pensiamo che lo Stato non versa al
negoziante o al fornitore di servizi nessuna somma e che anzi questi avrebbe tutto
l’interesse a favorire l’incremento della clientela attratta dallo sconto, è facile
concludere che l’esclusione degli stranieri è frutto solo di una irrazionale scelta
ideologica del passato governo, che contrasta con la finalità stessa dell’istituto.

Un istituto dunque del tutto inutile (ad oggi sono solo 263 i negozianti che hanno
aderito alla proposta iscrivendosi nell’elenco) ma che non è comunque a costo zero per
il bilancio. La stessa legge che ha introdotto l’esclusione degli stranieri (L. 145/18) ha
infatti stanziato un milione l’anno, per tre anni, come costo della Carta. Tre milioni
non per somme da erogare alle famiglie o ai negozianti (né per le une, né per gli altri è
prevista alcuna erogazione, come si è detto) ma per le sole spese di organizzazione
della piattaforma informatica finalizzata a raccogliere le iscrizioni e distribuire
fisicamente la carta.


Insomma tre milioni di euro che andranno nel conto della spesa sociale senza apportare
alcun beneficio ad alcuna famiglia bisognosa, pagando però il prezzo di una
ingiustificabile discriminazione e creando un groviglio giudiziario che rischia di
renderci ridicoli di fronte all’Europa.


ASGI, NAGA e APN che hanno promosso il giudizio avanti il Tribunale di Milano,
chiedono che, senza aspettare il giudizio della Corte, Governo e Parlamento pongano
immediatamente rimedio a questa situazione cancellando l’esclusione degli stranieri e
rivedendo radicalmente le norme che regolano la carta-famiglia.

Per i dettagli di tutta sulla vicenda: clicca qui

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