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AAA cercasi urgentemente risposte concrete per il piano freddo del Comune di Milano

Dal 1987 il Naga ODV garantisce assistenza sanitaria, legale e sociale gratuita a cittadini stranieri irregolari e non, a rom, sinti, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura, oltre a portare avanti attività di formazione, documentazione e lobbying sulle Istituzioni.Con determinazione siamo rimasti aperti in questo drammatico anno di pandemia, e teniamo a scrivervi per offrire una contestualizzazione – che ci auguriamo sia benvenuta – degli articoli appena pubblicati da Repubblica riguardo l’accoglienza a Milano durante il Piano anti freddo. Intendiamo comunque rivolgerci direttamente anche al Comune di Milano per alcune problematiche che non possiamo tacere.
Il caso raccontato da Repubblica, relativo a una donna somala e i suoi figli, che hanno trovato accoglienza in via Zumbini, ci pare purtroppo un fiore nel deserto. Il Piano anti freddo, che risponde al numero contattato per il caso della famiglia, ha aperto a Milano lo scorso 30 novembre: in ritardo rispetto agli scorsi anni e con soli 790 posti letti specifici in una città che conta oltre 1,4 milioni di abitanti nel 2019.Secondo i dati comunicati ufficialmente i 2700 posti letto che il Comune prevede di aprire
gradualmente sembrerebbero comprendere la totalità dei posti letto disponibili per le persone senza fissa dimora: 790 posti specifici del Piano anti freddo, 1005 propri del sistema residenziale e di integrazione socio sanitaria (di cui tuttavia non è stata condivisa l’attuale capienza), altri 905 posti se necessario. Del numero di posti letto integrativi al bisogno – che corrisponde al 50% di posti letto in più di quelli attualmente previsti – non sono stati forniti dettagli sulle tempistiche né sull’organizzazione: in questo fragile periodo, il Comune non ha accennato alle modalità di gestione dei casi di persone positive al Covid-19 accolte nelle strutture di sua competenza, non ha indicato le variazioni di organizzazione e gestione nel caso di un nuovo lockdown né ha indicato come ridurre i propri spostamenti a causa della pandemia in corso, dato che le strutture del Piano anti freddo sono solo notturne.Quotidianamente vediamo moltiplicarsi i casi di persone con e senza documenti, nuclei familiari e minori che vengono rimpallati senza ricevere accoglienza per la notte: persone che nonostante chiedano aiuto alle istituzioni vivono ancora per strada al freddo e con la pandemia in corso. E quanti non intercettiamo.“Non possiamo” sta diventando un leitmotiv frustrante per chi opera nel terzo settore e un muro per le persone che si recano a chiedere l’aiuto che viene annunciato.
Sempre più frequentemente ci ritroviamo a cercare risposte per donne sole con bambini, che ovviamente ci sembrano le situazioni più delicate; ma non meno peso hanno i tanti stranieri irregolari che vengono indirizzati dal Centro Sammartini (ex CASC) alla Questura di Milano, per “le operazione di identificazione e gli ulteriori adempimenti conseguenti”. Questo burocratese, tradotto, significa però che se la persona non richiede immediatamente asilo, potrebbe rischiare invece, in quanto irregolare, il trattenimento nel CPR di Milano. Dunque dalla ricerca di accoglienza, al rischio di trattenimento.Come è possibile che il piano anti freddo non abbia pensato a soluzioni immediate e praticabili per donne con bambini e per stranieri irregolari?

È inaccettabile che Milano non abbia la capacità o la volontà di rispondere al problema abitativo e al diritto alla salute di poche migliaia di cittadini. Chiediamo risposte concrete e rapide degne di una città europea che vuole essere moderna, accogliente, solidale, che programmi interventi sociali invece di abbandonare alcune categorie di cittadini a sé stessi o alla solidarietà dei milanesi.

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