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Non andrà tutto bene.

Tra le tante opportunità che l’immigrazione ci offre c’è quella di poter diventare una lente attraverso cui leggere il presente. Pensiamo ad esempio a due pilastri della nostra società: la sanità e la scuola.

Due diritti fondamentali, due priorità, per le quali la pandemia ha prodotto un processo di svelamento netto e incontestabile rendendo evidente i problemi strutturali del nostro sistema sanitario che è stato, negli ultimi anni, sempre più svuotato e depotenziato e i limiti del nostro sistema scolastico che non ha saputo reggere all’urto degli eventi per mancanza di volontà politica, personale e strutture adeguate.

Ma, a differenza di quanto il buon senso avrebbe suggerito, questo svelamento non ha prodotto le conseguenze in termine di scelte politiche necessarie e, credevamo noi, inevitabili. Ovvero un piano di rafforzamento e di investimenti senza precedenti nella sanità pubblica e nella scuola pubblica.

Abbiamo assistito, invece, ad una accelerazione spaventosa del dominio del privato sul pubblico: i brevetti dei vaccini nelle salde mani delle multinazionali verso le quali ci si è inchinati senza chiedere alcun obbligo in cambio; il recovery fund appaltato ad una società di consulenza privata e la scuola sacrificata sul tavolo delle produttività.

E le cittadine e i cittadini stranieri cosa c’entrano in tutto questo? La legge sull’immigrazione italiana, nonostante da tantissimi punti di vista sia discriminatoria e abbia un impianto che, come Naga, non condividiamo e combattiamo da anni, prevede però due diritti fondamentali garantiti anche alle cittadine e i cittadini stranieri senza permesso di soggiorno: l’accesso alle cure e alla scuola. Due diritti che, si stabilisce, spettino a chiunque indipendentemente dal suo status giuridico. A tutti come persone, bambini, bambine e adulti.

Eppure ancora oggi, 10 marzo 2021, ad un anno dall’inizio della pandemia, migliaia di cittadine e cittadini stranieri adulti, in quanto irregolari, sono fuori da qualsiasi tutela sanitaria e vedono nel Pronto Soccorso la loro unica ancora di salvezza e sono anche fuori da qualsiasi percorso vaccinale, di loro non si parla mai, semplicemente non esistono per questo sistema che diventa ogni giorno meno inclusivo.

E le bambine e i bambini? Quelle bambine e quei bambini che avevano nella scuola il principale strumento di integrazione e che si vedono adesso ricacciati in una marginalità da cui faranno grande fatica a riemergere. Per loro l’unica soluzione è che stiano chiusi in casa, davanti ad un pc che molti neppure hanno. Vittime sacrificali di un sistema che ha deciso di tenere aperti i negozi, ma di chiudere la scuola, quando invece la scuola è un rischio necessario che, con responsabilità dobbiamo correre.

In tutto questo disegno non c’è nessuna scommessa sul futuro ma solo una difesa disordinata del presente che ci fa dire che allora davvero “non andrà tutto bene”.

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