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C’è sempre un posto più a sud

Ieri il neo presidente del consiglio Draghi si è recato in Libia per il suo primo viaggio ufficiale all’estero e ha rilasciato dichiarazioni sul tema, un tempo bollente ora quasi congelato, dell’immigrazione.

E lo ha fatto dapprima elogiando i salvataggi libici in mare e poi dicendo che il problema della Libia non è solo il mare ma anche i suoi confini più a sud. Già la prima dichiarazione è alquanto surreale dato che persino le agenzie delle Nazioni Unite mettono costantemente in relazione i salvataggi della guardia costiera libica con torture e sequestri di persona. Ma la seconda ha un che di geniale: sottolineare come effettivamente i migranti non si materializzino attraverso un portale spazio temporale sulla costa libica ma addirittura vi arrivino dal sud della Libia stessa dopo un viaggio che può durare anni tra paesi diversi, deserti, lavori forzati, stupri, predoni e altre, trascurabili, peripezie.

Per la serie: noi ci lamentiamo della nostra frontiera a sud, che voi diligentemente pattugliate, ma non ci dimentichiamo che anche voi avete la frontiera sud. Perché di una cosa si può star certi: c’è sempre un posto più a sud da sigillare, i pinguini sono avvertiti!

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