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Intolleranza e razzismo sistemico

Un paese piccolo, in mezzo alla pianura Padana. Così in mezzo da essere considerato per anni un campione affidabile, statistico, della propensione ai consumi e della visione del mondo degli italiani, basti pensare alla famosa “casalinga di Voghera”.

Come si inscrive la morte di Youns El Bossettaoui per mano dell’assessore Adriatici, in questo contesto?

Purtroppo questa morte rivela, nella sua tragicità, la sua sconcertante “normalità”, come denuncia la sorella della vittima “Dicono che era un malato e un barbone… e allora? Andiamo in giro a uccidere tutti i malati e i barboni?”

La volontà di criminalizzare, colpevolizzare, il disagio, la povertà, la non-conformità che trova ampia realizzazione in provvedimenti come quello del DASPO urbano, produce, anche tragici eventi come questo sostenuti dalla retorica della minaccia. In un periodo storico in cui i reati violenti non sono mai stati così bassi, tutto ciò che non è conforme è pericoloso, è sospetto e fastidioso e il cittadino “conforme” è autorizzato a rimuovere, anche con la violenza, questa discrepanza del sistema. Servono risposte, serve concretezza, si ripete come un mantra e così le idee di solidarietà, di accoglienza, di comunità sono espunte dal sistema, come vecchi rimasugli ideologici di patetici idealisti fuori dal tempo.

Per fortuna, a fronte di tanta crudele insensatezza, sembrano levarsi oggi diverse voci che non accettano questa visione del mondo in cui giudice e giudizio, sommario, sono incarnati dallo sceriffo di turno. E noi non possiamo che unirci a queste voci e dedicare un pensiero a Youns, ennesima vittima dell’intolleranza e del razzismo sistemico.

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