Notizie

Paradigmi invariati

In questi giorni è tutto un rincorrersi di dichiarazioni sulla necessità di costituire una Difesa Comune Europea, o, in altre parole, un esercito europeo di rapido intervento.

Questa necessità sarebbe evidente dopo la débâcle USA in Afghanistan. Il ragionamento, proposto prima dal commissario Gentiloni e ripreso oggi dal ministro degli Esteri Di Maio, è che, a fronte del disimpegno americano, l’Europa deve trovare una sua centralità e soprattutto una sua autonomia nelle questioni militari.

Ovvero: a fronte di una guerra di vent’anni con più di 70.000 morti tra i civili, a fronte delle fughe quotidiane delle persone, non solo dall’Afghanistan ma dai vari teatri di guerra del mondo, non è sorto un piccolo dubbio che l’azione militare possa non essere la soluzione più adatta e che la gestione delle crisi potrebbe essere fatta in modo diverso rispetto al modo muscolare a cui gli Stati Uniti ci hanno abituato.

Al contrario: se il poliziotto del mondo va in pensione, invece degli assistenti sociali, mettiamo in campo un poliziotto nuovo di pacca e con tante stellette europee.

D’altronde l’abbiamo già fatto con le frontiere esterne dell’Unione, vedi Frontex (con il risultato che le persone muoiono in mare o vengono riportare nei lager libici) perchè non dovremmo farlo al di là dei confini dell’Unione?

Fa una certa impressione come questo orientamento ad armarsi venga da quella che continua a definirsi “culla dei diritti”, l’Europa, e che, nonostante i fallimenti palesi di politiche incentrate sugli interventi militari, il paradigma rimanga ancor oggi l’utilizzo della forza come risoluzione dei problemi.

Così mentre gli illuminati Decision Makers europei sognano un esercito tutto loro, i fuggiaschi da tutto il mondo continuano a rischiare la vita per fuggire dai Risiko di quegli stessi Decison Makers.

E noi, come sempre, difenderemo la “loro” libertà di movimento che è anche la nostra.

Sostieni il Naga, adesso.

Il tuo sostegno, la nostra indipendenza.