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La testimonianza di una volontaria

La scorsa settimana ho accompagnato A. in via Cagni, infatti da qualche settimana la Questura di Milano ha stabilito che il primo accesso per richiedere protezione internazionale deve essere fatto in questa struttura periferica in zona Bicocca e non più nella centralissima Questura di zona Turati. Nonostante A. mi avesse raccontato dei suoi precedenti tentativi per entrare, non mi aspettavo di trovare una situazione così caotica ed estrema.

Siamo arrivati alle 7.45 e davanti all’ingresso c’erano già una quarantina di persone che avevano trascorso la notte lì per assicurarsi di poter essere ricevute. Hanno quindi passato la notte in piedi, al freddo e accalcate alle transenne.

Alle 8.30 sono arrivati 5 agenti e il clima si è un po’ “riscaldato”: le persone in attesa hanno iniziato a spintonarsi, gli agenti a urlare e a spostare di peso chi non voleva stare in file.

A me è stato detto di allontarmi e che sarebbero venuti a parlarmi più tardi.

Nel frattempo abbiamo capito che A. non sarebbe riuscito ad entrare nemmeno questa volta perché posizionato molto male nella fila.

Dopo mezz’ora un agente mi ha spiegato che oggi sarebbero entrate una decina di persone di lingua araba e le persone di nazionalità pakistana data la presenza del mediatore di lingua urdu/pashtu. Il giorno seguente e il lunedì successivo ci sarebbe stato il mediatore per lo spagnolo mentre il mediatore per l’arabo è sempre presente.

Ma ovviamente queste informazioni non vengono comunicate in modo chiaro e moltissime persone ogni giorno fanno la fila senza avere alcuna possibilità di entrare.

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