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M. TORNATO IL LIBERTA’ DOPO I MOSTRI DEL CPR

“Se parli col babbo è meglio”, disse con una spiccata inflessione toscana M., marocchino, 22 anni – dei quali gli ultimi cinque in Italia – la prima volta al centralino del NAGA dedicato a chi è nel CPR.Era entrato da poche ore, dopo che la sera prima aveva litigato con il barista che lo aveva cacciato dal locale e la cosa era degenerata. La polizia, giunta sul luogo, lo aveva trovato senza documenti: una rapida medicazione della mano e subito in partenza verso Milano dopo la notte in questura. Tanto rapida che quella ferita nei giorni successivi sarebbe andata in suppurazione; nei lunghi mesi di CPR l’ha tenuta sempre fasciata. “Sono 38 anni che vivo in Italia e non ho mai avuto problemi con la giustizia, ho sempre lavorato duro” si lamentava “il babbo” raggiunto al telefono, sconsolato per questo figlio che gli dava pensieri. “Ma davvero rischia di tornare in Marocco? E come farà?”M. era stato regolare fino all’anno scorso, dopo l’amara scoperta che la datrice di lavoro non gli aveva più pagato i contributi, così impedendogli di rinnovare il permesso. Poi il carcere. Teneva i capelli un po’ alla GhaliDa quando è entrato nel CPR di Milano, M. ha chiamato il centralino NAGA tutti i giorni. Aveva deciso di impiegare il proprio tempo per gli altri, segnalando i più bisognosi di assistenza, medica o legale e segnalando tutte le storture e gli abusi di quel luogo.Chissà se sarà anche per questo che quel pomeriggio, nel corso di un feroce diverbio con un agente al quale chiedeva di poter essere, dopo giorni, ricevuto in infermeria per essere medicato, M. è “rimasto” con il braccio (proprio quello già ferito) chiuso nella porta di ferro del settore abitativo. Questa è ormai la nuova trovata per tenere a bada chi si avvicina alla porta e pretende di far valere qualche proprio diritto troppo insistentemente: nessun contatto fisico ma un braccio, un piede chiuso nella porta. Al pronto soccorso, poi, tutt’al più compare sul referto un “riferisce aggressione”, ma anche se riferisce aggressione da parte di un agente, la cosa non viene mai annotata. Anche per timore, forse, di quello che potrebbe accadergli al rientro. Forse.”Zia, giuro, quando esco lo denuncio!”Con il passare dei giorni nel CPR, M. si è spento sempre più. Il braccio, martorizzato, che gli dava forti dolori, non veniva medicato se non eccezionalmente e dopo decine e decine di chiamate e calci alla porta. Il dolore la notte era insopportabile, e nessun farmaco specifico gli veniva dato per attenuarlo. Ma sedativi sì, e quanti. Un giorno era così stordito che non era riuscito ad alzarsi per andare alla sala colloqui per parlare con l’avvocato.Per la disperazione, per protesta, per ottenere cure, aveva iniziato a tagliarsi la spalla rimasta libera dalla fasciatura di quello stesso braccio, con un pezzo di metallo, sperando di poter andare in ospedale e ricevere le cure e uscire almeno un po’ fuori di lì.Essendo marocchino, sapeva bene che evitando il tampone Covid avrebbe evitato il rimpatrio. Sicuramente quella settimana di febbre alta era Coronavirus. Ma sottoporsi al tampone e farsi curare era un lusso che non poteva permettersi. E’ rimasto così, nel letto, senza cure e senza termometro.Sempre più magro e triste, aveva poi cominciato a svenire, con il caldo.Finalmente un giorno,p trascorso il termine massimo di trattenimento, grazie ad un legale che ha sventato più volte la minaccia di rimpatrio facendo valere la presenza in Italia della sua famiglia e la sua pregressa regolarità, M. è strato rilasciato ed ha preso il primo treno per casa. E’ tornato dal babbo e della ragazza.”ZIAAA FINALMENTE LA LIBERTAAAA'” Questo il vocale lasciato al numero del centralino quel giorno, pochi dopo avere varcato la soglia. Poi ancora qualche altro messaggio la notte, verso l’ora alla quale era solito scrivere per ingannare il tempo ed i mostri del buio di via Corelli. Poi niente, più, è tornato alla sua vita, cercando di seppellire quei giorni nella memoria.No, quell’agente non l’ha denunciato. Anche le denunce sono un lusso, per chi non ha un permesso di soggiorno e non può avvicinarsi ad una questura.”Zia, perché scrivete le storie di tutti e la mia no?”M., eccola qui.

Il CPR, da sempre, è un luogo in cui i diritti basilari che il Naga difende sono quotidianamente violati.La detenzione amministrativa per le persone migranti e la loro deportazione in ragione della sola loro provenienza geografica vanno abolite.Per approfondimenti e aggiornamenti sul tema vi rinviamo alla pagina della rete Mai più Lager – No ai CPR, fondata dal Naga con altre realtà antirazziste milanesi.

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