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Cinque anni di memorandum Italia-Libia

400.000 persone che decidono di tentare la via del mare perché le condizioni di vita sono diventate proibitive: clima impazzito, siccità, scontri armati, torture e stupri di massa.

Come se tutta la città di Bologna si riversasse su imbarcazioni di ogni tipo, stracolme e barcollanti sulle onde sempre più grosse del Mediterraneo man mano che si allontanano dalla costa, perché anche se il mare fa paura, quello che si lascia indietro lo fa ancora di più.

Molti non ce la fanno, annegano, alcuni vengono salvati dalle navi accoglienti delle ONG, altri ce la fanno da soli, moltissimi invece vengono fermati da altre navi, armate e minacciose, che con la forza li riportano sulla terraferma. È quello che è successo a più di 100.000 persone che hanno tentato di lasciare la Libia negli ultimi 5 anni e che sono state riportate indietro nell’inferno dei lager che avevano appena lasciato.
Il tutto grazie agli accordi firmati con il nostro Governo e che oggi si sono rinnovati ancora una volta nel silenzio generale tra un rave e l’altro.

La tragedia sotto casa che la politica tutta ha favorito per anni e che oggi certifica come l’unica strada presa in considerazione sul tema delle migrazioni sia quella inutile e fallimentare di pensare di poterle controllare. Come pensare di poter controllare la pioggia.


La conseguenza? Continue e sistematiche violazioni e negazioni dei diritti umani con buona pace del primato morale ed etico della tanto sbandierata tradizione giudaico cristiana della civiltà europea.

Foto di Matt Hardy

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