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Una favola

Stamani a Milano piove e il cielo è grigio. Ci viene in mente così una favola che pubblicammo qualche anno fa e che troviamo ancora così attuale….

“Facciamo che c’era un paese dove i politici pensavano che la pioggia si potesse regolare. Avevano approntato delle difese dai nuvoloni, delle grandi, enormi parabole di gomma dura, delle specie di palette giganti, un po’ concave, per allontanare e deviare le nuvole a piacimento. Avevano anche preparato degli enormi spruzzatori di aria, spray anti-nuvole per soffiarle via. Poi, siccome la pioggia, tutto sommato, serviva, ogni anno facevano una legge, chiamata decreto-corrente, che stabiliva quanta pioggia poteva al massimo cadere sul territorio e in che mese le nuvole erano autorizzate a passare le frontiere.

Tutti avevano paura della pioggia e giravano sempre con l’impermeabile e l’ombrello.

Tuttavia, mentre i politici litigavano per stabilire le quote-pioggia più adatte, la pioggia continuava a cadere più o meno quando voleva, per lo più evitando le parabole e gli spruzzatori.

C’erano anche gli amici della pioggia, dei tipi anti-sistema che sostenevano che la pioggia facesse bene e che, se faceva abbastanza caldo, se ne andavano in giro senza ombrello infradiciandosi zuppi. Sostenevano che la pioggia non era tanto diversa dall’acqua da bere e addirittura dall’acqua del mare. Per la maggior parte chiedevano che il decreto-corrente prevedesse delle quote-pioggia più alte, che prevedesse più mesi per l’accesso, almeno una volta per stagione, e che stabilisse dei percorsi preferenziali per le nuvole.

Tra gli amici della pioggia qualcuno si era anche messo a dire che la pioggia era un fenomeno meteorologico e che il decreto-corrente in fondo (ma neanche tanto) era inutile, che tanto valeva partire dal punto di vista che la pioggia cadeva comunque e che il terreno su cui incidere era piuttosto quello per dragare canali di raccolta, di scolo e magari per dei réservoir. Insomma ragionare sulla pioggia caduta e non su quella che non si voleva cadesse.Gli amici della pioggia non si mettevano però d’accordo tra loro; come, prima di loro, non si erano messi d’accordo gli amici delle piante, gli amici degli animali e gli amici delle parole.

Nel medesimo frattempo i politici incarognivano e avevano appena stabilito che non doveva piovere più.”

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