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Hai preso il numero?

Sta affogando? Ha preso il numero? Sì? Che numero ha?

Il tre? Guardi noi abbiamo già preso l’uno, se ha pazienza di aspettare qualcun altro che passa…

Se non passa dice? Allora sarà un problema… sì lo so che abbiamo ancora posto a bordo ma proprio non possiamo… adesso mi scusi ma la devo lasciare che devo portare queste persone a riva, se faccio in fretta e riesco a tornare e lei i è ancora a galla possiamo prenderla… conservi il numero mi raccomando!

Questo surreale dialogo potrebbe essere il risultato del nuovo codice di comportamento per le ONG che salvano vite in mare che il governo italiano avrebbe intenzione di varare subito dopo Natale secondo varie indiscrezioni giornalistiche.

Tra le molte regole volte a ostacolare l’attività di ricerca e soccorso, ci sarebbe quella secondo cui le navi non potranno fare salvataggi multipli ma dopo ogni salvataggio dovranno immediatamente andare nel porto assegnato, pena la confisca della nave stessa. Un po’ quello che accade agli NCC che operano nelle nostre città, che devono passare dal garage prima di prendere un nuovo cliente. Con la differenza che il cliente in questione magari aspetterà un po’ di più, oppure prenderà un taxi, un mezzo pubblico o andrà a piedi. Invece chi sta affogando semplicemente sarà lasciato al suo, tragico, destino.

E così, senza apparentemente nemmeno accorgersene, in una sorta di profezia auto avverante, il governo sta, adesso sì davvero equiparando le ONG a dei “taxi del mare”.

Ma siccome le ONG non sono mai state e non saranno mai tali, hanno già annunciato che disattenderanno questa norma odiosa perché queste, appunto, non sono corse in taxi, ma corse per salvare vite umane

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