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FIANCO A FIANCO: racconto dalla Stazione Centrale

Non ricordo il suo nome, ma i suoi occhi, il suo bel viso sì: un ragazzo marocchino in Stazione Centrale, un ragazzo di Fes arrivato da qualche giorno.Non parla una parola di Italiano, neppure di Inglese, ma mi si mette di fianco ed è evidente che vuole comunicare; riesco a fargli capire che sono stata in Marocco, un bellissimo paese: nomino Marrakech, Agadir, Essaouira.Gli si illuminano gli occhi, si entusiasma, usa il telefono per cercare di tradurmi: non sono stata a Fes? Devo assolutamente andarci! Sul cellulare mi mostra luoghi meravigliosi della sua città: palazzi, giardini… e soprattutto devo andare a casa di sua madre, che mi accoglierebbe con molto piacere, insiste.Ha un grande bisogno di parlare della sua storia, una delle tante storie: in aereo fin dove si può, fino a Istanbul, e poi, da lì, la rotta balcanica. Ma questa storia è la sua.Io avrei da fare in accoglienza, ma non mi molla; non capisco praticamente nulla di quello che dice, ma capisco che vuole parlare ancora della sua città, della sua casa, è sempre più infervorato, e io decido di stare lì ad ascoltare anche se non capisco le parole, lo rassicuro che andrò: oltre a curare il fisico, spesso “curiamo” anche l’anima: la loro e la nostra.

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