Testimonianza di una volontaria
Sto tornando a casa dopo una serata col camper di Medicina di Strada del Naga.
La piazza della Stazione Centrale brulicava di Afghani in transito, uomini, donne, donne incinte, bambini e neonati. Non ci sono posti per accoglierli nell”accogliente Milano”, e l’unità di strada del Comune che abbiamo chiamato non è ancora passata, quindi nell'”accogliente Milano” non ci sono neanche coperte.
Alla fine siamo riusciti ad accompagnare la famiglia coi bambini più piccoli a casa di una volontaria di Rete Milano. Ma gli altri sono ancora lì per terra in piazza Luigi di Savoia.
Io aborro le distinzioni tra gli immigrati di serie A e serie B; ma questi erano tutti Afghani, quelli che tutti, a destra e a sinistra, sembravano fare a gara per accogliere, anzi millantavano corridoi umanitari (forse però son corridoi lunghissimi da fare a piedi viste le condizioni delle loro estremità).
Questi sarebbero i profughi di serie A, figuratevi che fine fanno gli altri. Speriamo che almeno non gli facciano un Daspo o non applichino il nuovo decreto rave (io non mi stupisco più di nulla) perché sono un bel po’ e occupano un terreno pubblico.
La situazione è già stata segnalata insieme a Rete Milano e altre associazioni al Comune e all’Assessore al Welfare e Salute Lamberto Bertolè, ma le risposte non arrivano