Intervista a Fanny Gerli, volontaria carcere, scuola e formazione
Come sei arrivata al Naga?
Sono arrivata circa quindici anni fa. Avevo sentito parlare dell’Associazione e mi è venuta voglia di fare qualcosa in prima persona, di partecipare attivamente. Così mi sono avvicinata e sono stata subito coinvolta.
Qual è il tuo ruolo al Naga?
Attualmente faccio parte del servizio carcere (ci occupiamo delle persone detenute nelle carceri milanesi), del servizio scuola (andiamo a parlare nelle scuole svolgendo attività di sensibilizzazione e informazione sulle tematiche di cui si occupa il Naga) e di chi si occupa della formazione, che si occupa dell’orientamento dei nuovi “socivolontari” (tutte le persone volontarie sono anche socie del Naga) che vogliono entrare a far parte dell’Associazione.
All’inizio ho fatto parte per diversi anni dello sportello legale e ho svolto anche un mandato triennale nel direttivo, quindi posso dire di conoscere bene l’Associazione in tutte le sue sfaccettature.
Riesci a farci una fotografia delle persone che si presentano per diventare volontari/volontarie?
Direi che non c’è un profilo tipo: incontriamo uno spaccato di umanità molto vario, che arriva al Naga spesso con motivazioni non ancora definite, se non il desiderio di “dare una mano”, partecipare per migliorare le cose e conoscere più a fondo i temi legati all’immigrazione.
Lo scopo del corso di formazione/orientamento è proprio far capire cosa significa far parte dell’Associazione: sia dal punto di vista delle attività operative dei diversi gruppi (con un inquadramento generale dell’ordinamento giuridico e sanitario), sia dal punto di vista dell’attività associativa di monitoraggio, denuncia e proposta nell’ambito della tutela dei diritti delle persone di cui ci occupiamo.
Questi due piani sono strettamente intrecciati e interdipendenti. Cerchiamo di mostrare chiaramente che essere soci del Naga non significa semplicemente “fare del bene”, ma essere parte attiva di entrambi i livelli, dalla pratica alla politica.
Quali caratteristiche accomunano i volontari e le volontarie del Naga?
Direi che non sono caratteristiche comuni delle persone, piuttosto un comune riconoscersi nei valori del Naga, che poi dovremmo cercare di mettere in pratica
Quali sono le domande che ti fanno più frequentemente durante la formazione?
Le domande più frequenti riguardano l’organizzazione delle attività: orari, turni, frequenza. Capire come partecipare significa partire dalla disponibilità di tempo di ciascuno. Ricordo che anche io, quando sono entrata al Naga, ho scelto lo sportello legale non per particolare inclinazione personale, ma perché era l’unico gruppo con un orario compatibile col mio lavoro.
Cosa differenzia il volontariato al Naga da altre realtà di volontariato?
Credo che per tutti i soci e le socie del Naga l’elemento davvero distintivo — e, dal mio punto di vista, una grande opportunità — sia la militanza concreta, costruita da noi attraverso ciò che facciamo e il nostro contributo collettivo all’azione dell’Associazione nella società.
Chi entra al Naga opera all’interno di un gruppo specifico e, attraverso l’esperienza diretta, contribuisce alla costruzione di un’azione più ampia insieme agli altri, per proteggere e rivendicare i diritti delle persone straniere presenti sul territorio.
Fare tutto questo all’interno di un’associazione totalmente indipendente è un ulteriore valore aggiunto.
Far sì che ogni persona pratichi questa forma di militanza, contribuendo all’azione associativa oltre al proprio turno operativo, è forse l’aspetto più importante che cerchiamo di trasmettere durante il corso di formazione/orientamento.
Nei tuoi anni al Naga, qual è un momento che ti è rimasto particolarmente impresso?
Non riuscirei a individuarne uno solo; mi è davvero difficile. Posso dire che, nelle diverse attività che ho svolto e che svolgo tuttora, le occasioni di profonda frustrazione sono innumerevoli. Ma quando, dopo infiniti ostacoli e fatiche, riusciamo a ottenere un risultato, anche un piccolissimo passo avanti in questi tempi bui, allora ne è valsa la pena: ti dà energia e convinzione per andare avanti.
Vorrei dire a chi ci legge che sta per partire il nuovo corso per entrare al Naga e che abbiamo sempre bisogno di nuove forze!
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