Patteggiamento a due anni e tre mesi e una multa di 2.000 euro per Alessandro Forlenza, direttore del CPR di via Corelli e amministratore di fatto della società che formalmente lo gestiva, Martinina S.r.l., la quale ultima a sua volta ha patteggiato per una sanzione a 30.000 euro e un’interdittiva dall’esercizio di impresa per 1 anno e 8 mesi.
Il processo ora prosegue per la madre di Alessandro Forlenza e amministratrice di Martinina, con prossima udienza al prossimo marzo.
Questo l’esito dell’udienza di ieri, alla quale il NAGA ha partecipato come parte civile, nell’ambito del giudizio avviato per i reati di frode nelle pubbliche forniture e turbativa d’asta, grazie al copioso materiale fotografico e video proveniente dai detenuti, pubblicato sui social dalla rete Mai più Lager – No ai CPR, grazie anche alle testimonianze documentali messe a disposizione da chi le ha raccolte, e infine grazie al dossier “Al di là di quella porta”, scritto a quattro mani dalle due realtà, pubblicato sul web nell’ottobre 2023, che aveva attirato l’attenzione degli inquirenti.
Si tratta della prima condanna pronunciata contro un gestore del CPR di Milano (Alessandro Forlenza è già a processo per la gestione del CPR di Palazzo San Gervasio – PZ), di alto valore simbolico.
Resta l’amaro in bocca però di un giudizio che ha potuto cogliere solo gli aspetti “amministrativi” della vicenda e – almeno per il momento – poco ha evidenziato quali drammatiche ripercussioni questi aspetti amministrativi (l’irregolarità della documentazione presentata per la partecipazione del bando di gestione e la non erogazione dei servizi promessi in tale sede e nel contratto di appalto) hanno avuto e continuano ad avere sulla vita delle persone: violazioni di diritti fondamentali quali il diritto alla salute, alla difesa, e alla libertà personale.
Ci risulta profondamente indigesta e anzi beffarda l’ammissione del Ministero dell’Interno come parte civile danneggiata da quanto commesso dal gestore che – questo l’assurda ipocrisia – la sua stessa emanazione territoriale (la Prefettura di Milano) ha selezionato, sulla base di quei documenti che si assume nel processo essere stati falsificati. E della Prefettura che si deve dedurre abbia omesso di controllare quel gestore, quando non erogava i servizi che si era impegnato a fornire ai detenuti.
A tal proposito condanniamo la scelta del Sindaco di Milano di non costituirsi parte civile nel processo, nonostante un odg approvato in tal senso dal consiglio comunale: un atto che avrebbe dato invece un segnale chiaro sulla contrarietà della città alla presenza, sul proprio territorio, di un luogo teatro di violazione di diritti fondamentali, di rango anche costituzionale.
Quel che teniamo infine ad evidenziare è che, quanto accaduto nel CPR di Milano e sta cominciando ad emergere, è quanto accade in tutti i CPR di Italia, e non da oggi, ma dalla loro istituzione oltre 27 anni fa. Anzi, quello di via Corelli, proprio perché sotto i “riflettori” – anche del centralino SOS CPR e quindi dei media – è uno dei centri dove meno trova sfogo la violenza repressiva e brutale dello Stato, lontano da “occhi” indiscreti, come invece accade nei CPR del sud Italia o di Albania dai quali il sequestro dei telefoni cellulari impedisce escano immagini e testimonianze video.
E non è quindi una questione di negligente operato del singolo gestore, se è vero che, con l’avvicendamento, dal 2020 fino a tutt’oggi, nello stesso CPR Milanese, di ben 4 gestori (Versoprobo/Luna – Engel- Martinina – Ekene) e un anno di commissariamento della Procura di Milano, abbiamo potuto e dovuto dimostrare e denunciare come si siano riproposte sempre le stesse brutalità e gli stessi abusi.
Quella della detenzione amministrativa è infatti un’istituzione totalizzante, fondata sull’inflizione della violenza sistematica di Stato a danno di quelli che finiscono per essere capri espiatori che (per il solo fatto di non essere in possesso di un documento che la legge peraltro nei fatti non consente loro di acquisire) pagano sulla propria pelle il prezzo della propaganda securitaria.
È importante ricordarlo ora, alle soglie dell’entrata in vigore del Patto Migrazione e Asilo, che farà della detenzione amministrativa, e della deportazione brutale anche in “paesi terzi” senza garanzie, il criterio di “gestione” dei flussi migratori provenienti dai paesi che la Fortezza Europa ha nei secoli saccheggiato e devastato.
NAGA ODV e Mai più Lager – No ai CPR