Vent’anni, pochi soldi e il desiderio di vedere un po’ di mondo, non sono il passato o presente, di molti di noi?
Giorgio (nome di fantasia) ha già fatto qualche viaggetto in economia, come in Germania, dove ha dei parenti. Questa volta sceglie di andare qualche giorno a trovare degli zii in Francia. Una cugina paga un volo economico che prevede uno scalo di qualche ora a Malpensa. Cosa c’è di meglio, pensa Giorgio, che visitare anche dei parenti che vivono in Italia, rivedere i nipoti, cenare in famiglia, farsi un selfie ricordo e da postare, con sullo sfondo il Duomo di notte, e poi reimbarcarsi all’alba per la Francia?
Nulla, ovviamente. Giorgio si sente bene, attraversato da quella leggera allegria, quel po’ di curiosità e d’adrenalina che si accompagna sempre al vedere, anche se velocemente, nuovi Paesi.
Giorgio non ha nulla da temere, teoricamente. È di pelle bianca – brutto a dirsi, ma la profilazione razziale è un dato di fatto accertato, ma ancora lungi dall’essere estirpato –, di fede cattolica, viene da un Paese geograficamente in Europa anche se non ancora nell’Unione Europea. La legge prevede che può entrare nell’Unione con un semplice biglietto aereo, senza visto. Così ha fatto quando è stato in Germania, così fa questa volta.
Dopo meno di due ore dal decollo, il suo volo atterra a Malpensa il medesimo giorno e nelle stesse ore in cui arrivano, spesso con voli intercontinentali, gli atleti per le Olimpiadi invernali di Milano. La città è in forma smagliante, tirata a lucido, ben ripulita, come si conviene per un’occasione simile. La sicurezza è potenziata, ci sono zone rosse interdette ai cittadini, il centro è semichiuso per lavoratori e studenti caldamente invitati, od obbligati, a stare a casa. I cecchini sui tetti e i blindati negli snodi cruciali vegliano sui Potenti di turno e i loro summit a bordo Olimpiadi.
Gli atleti atterrati a Malpensa in quegli stessi minuti, con i loro venti o trent’anni, hanno la stessa età, leggerezza, curiosità e adrenalina di Giorgio, varcano rapidamente e allegramente il check out.
Giorgio no. Giorgio viene fermato dalla Polizia di Frontiera, nonostante non sia necessario per lui avere alcun visto e nonostante non abbia alcun precedente, abbia un budget limitato, ma ampiamente bastevole. Viene interrogato in italiano. Ma lui non comprende l’italiano. Un connazionale che non conosce e che era sul suo medesimo volo si offre di fare da interprete, ma viene allontanato in malo modo dalla Polizia, ci dicono.
Giorgio è solo. Lo sguardo si fa fermo, il corpo rigido. Viene portato in un luogo separato e l’interrogatorio ricomincia.
Vincenzo, il parente italiano di Giorgio, è a Malpensa per portarlo a casa sua per una cena veloce in famiglia. Lui, però, non esce dalla zona di frontiera dell’aeroporto. Vincenzo aspetta e poi aspetta ancora. Ad un certo punto Giorgio e Vincenzo, l’uno invisibile all’altro anche se a pochi metri l’uno dall’altro, iniziano a scambiarsi messaggi, fitti e increduli, finalizzati a capire cosa stia accadendo e perché. Sembra che Giorgio sia considerato sospetto perché non ha abbastanza denaro – quanto denaro dovrebbe avere? Dove sta scritto che deve avere migliaia di euro con sé per un soggiorno di 10 giorni in casa di parenti in Francia? Mistero. È fatto immediatamente oggetto di un decreto, in italiano, di respingimento alla frontiera di cui Giorgio non comprende il significato e che manda allo zio. Lo zio, incredulo, da Malpensa chiama il Naga. Il Naga risponde. Sono oramai quasi le 10 di sera e non ci sono avvocati disponibili.
Fine delle comunicazioni. A Giorgio è sequestrato il telefono e non può più scrivere o parlare con nessuno, come se fosse un pericoloso criminale da isolare dal mondo. Scopriremo che Giorgio è stato condotto in una stanza di sicurezza, dove ha trascorso le ore che lo separavano dal volo di respingimento.
Il giorno dopo Giorgio è nel suo paese, a casa sua, con un peso sul petto, ancora sbigottito e pervaso da con un senso d’irrealtà.
Il giorno dopo noi siamo qui, a trovare le parole per descrivere fatti e atti – ai posteri decidere se arbitrari, ingiusti, discrezionali, legali o illegali – con cui il Potere attuale si esprime in luoghi e modi a volte visibili, a volte invisibili ai più. E a chiederci: chi sarà il prossimo se tutti continueremo a tacere o a non vedere?