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Clandestini per legge

Intervista a Emilia Ferrario, volontaria dello Sportello Immigrazione del Naga.

Di che cosa si occupa lo sportello immigrazione del Naga? Per quali problematiche le persone migranti si rivolgono più frequentemente allo sportello immigrazione?

Lo sportello si occupa di tutte le problematiche legate ai permessi di soggiorno (PdS). Molte di queste sono legate al mantenimento del PdS già in possesso – come nel caso di rinnovi e conversioni – mentre molte persone chiedono informazioni su come poterne ottenere uno, o ancora su come portare a termine pratiche già in corso da lungo tempo. Ci facciamo carico della pratiche procedendo a tutte le azioni necessarie.

Da quanto tempo collabori con lo sportello immigrazione del Naga e perché hai scelto proprio quest’ambito?

Sono al Naga da molti anni e inizialmente ho deciso di impegnarmi nel servizio dell’associazione che era più compatibile con i miei orari. Poi col tempo, mi sono resa conto di quanto sia importante far sì che i diritti delle persone che si rivolgono allo sportello immigrazione vengano rispettati, diritti che la legge prevede ma che spesso le istituzioni negano o ostacolano. E’ per questo che poi ho deciso di continuare il mio volontariato in questo sportello.

Quali sono ad oggi le possibilità di ingresso “regolare” in Italia per una persona straniera?

Purtroppo i canali di ingresso per le persone straniere in Italia sono molto ristretti.

Una possibilità è la presenza di un familiare sul territorio italiano in uno stato di regolarità che, perciò, possa richiedere il ricongiungimento. Ad ogni modo l’autorizzazione all’ingresso di un familiare può richiedere mesi o anni.

Un altro caso possibile è quello in cui una persona residente all’estero può entrare in Italia tramite il “decreto flussi”. In sostanza, ogni anno il governo stabilisce le quote di persone straniere che possono entrare in Italia per settore di occupazione. Durante il cosiddetto “click day”, i datori di lavoro possono pubblicare sul sito predisposto un’offerta di lavoro aperta a chiunque voglia accettarla. 

Questo strumento è estremamente inefficace perché comporta che entrambe le parti, il lavoratore all’estero e il datore di lavoro in Italia, firmino un contratto “al buio”, senza conoscersi. Tutto ciò in tempi estremamente ristretti. Inoltre, solo una minima parte delle persone che arrivano tramite decreto flussi ottengono poi un contratto di lavoro perché i datori di lavoro decidono di non rinnovarlo, e quindi perdono il permesso di soggiorno, diventando così “irregolari”, potenziali vittime di sfruttamento.

Ci sono altri casi in cui si può parlare di persone “irregolari” e come si diventa tali?

Il meccanismo è questo: molte persone arrivano con un visto che, una volta scaduto, non consente loro di regolarizzarsi pur essendo già presenti sul territorio. Non sono previsti, infatti, percorsi strutturali di regolarizzazione per chi si trova sul territorio, nemmeno nel caso in cui si riesca a trovare un lavoro. Si tratta di un sistema che, di fatto, rende l’irregolarità quasi inevitabile.

Anche per chi possiede un PdS, la situazione resta precaria: il permesso è sempre legato a un contratto di lavoro. Questo significa che, in caso di perdita dell’occupazione, si rischia di perdere anche il permesso di soggiorno, con la possibilità di scivolare nell’irregolarità anche dopo molti anni di permanenza regolare in Italia.

Chi vive in condizione di irregolarità, oltre a non poter lavorare regolarmente o accedere a diritti fondamentali come il ricongiungimento familiare, rischia di essere trattenuto in un CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio), “buchi neri” del nostro ordinamento1, in cui vengono documentate ripetute violazioni dei diritti fondamentali e situazioni di violenza nei confronti di persone che non hanno commesso reati, ma si trovano semplicemente in una condizione amministrativa irregolare.2

Ci sono altri casi in cui si può parlare di persone “irregolari” e come si diventa tali?

E invece, come si fa ad uscire da una condizione di irregolarità, se si può?

Partiamo da un concetto non scontato: non è trovando un lavoro che si diventa automaticamente regolari. C’è la possibilità di beneficiare di sanatorie, che permettono di ottenere un PdS a chi è già presente in Italia e ha un lavoro, ma sono procedure rare e occasionali (l’ultima nel 2020). Ci sono poi casi residuali e marginali, come la richiesta di protezione internazionale, il matrimonio con una persona italiana o straniera e “regolare”, oppure la nascita di un figlio o figlia da partner già “regolare”.

Quali sono i rischi a cui è più esposta una persona straniera in uno stato di irregolarità?

Può essere fermata dalle forze dell’ordine e ricevere un provvedimento di espulsione o di detenzione e rischia di essere trattenuta in un CPR. Ma in ogni caso vive in una situazione di estrema vulnerabilità, senza alcun tipo di tutela.

Ci sono anche datori e datrici di lavoro che si rivolgono allo sportello immigrazione del Naga, e perché?

Sì, incrociamo datori di lavoro che si presentano accompagnati da una persona straniera per la quale sono pronti a firmare un contratto di lavoro e siamo costretti a dire loro che non ci sono soluzioni di questo tipo, a parte le suddette sanatorie.

Sulla base della tua esperienza, come la burocrazia italiana incide quotidianamente sulla vita delle persone migranti?

Ultimamente le istituzioni italiane stanno facendo molto ostruzionismo nei confronti degli stranieri. Un problema ricorrente è la residenza. In un momento in cui trovare una sistemazione è drammatico a causa degli affitti inavvicinabili, molte persone sono costrette a vivere ospiti di amici o conoscenti che non sono disposti a fornire loro una dichiarazione di ospitalità, attestante il loro domicilio, e questo ha creato il business delle dichiarazioni. Inoltre, ogni comune è obbligato a iscrivere le persone, italiane e non, che sul territorio della città vivono in strada o in altre soluzioni abitative precarie (come i dormitori). Questo dà accesso a tutta una serie di servizi, sociali e sanitari, altrimenti inaccessibili.

Tuttavia, è da tempo che il comune di Milano sta boycottando questo diritto delle persone più vulnerabili, sia perché i tempi per il rilascio della cosiddetta “residenza fittizia” sono molto lunghi sia perché alcune questure non accettano la residenza fittizia al fine di rinnovare il PdS.

Un’altra questione molto annosa sono le questure che fissano appuntamenti molto lontani nel tempo o addirittura non permettono di fissa un appuntamento obbligandoci a mandare numerose pec che ricevono risposte in tempi biblici.

Ci sono degli episodi/casi concreti che ti si sono presentati allo sportello che ti hanno colpito, per quanto riguarda ricongiungimenti familiari, permessi di soggiorno, richieste di cittadinanza, affitto, ecc…?

Tra le tante persone che ho incontrato, un ricordo lo vorrei dedicare a B.C., un ragazzo del Sudan. Arriva in Italia da minorenne, attraversa un percorso di integrazione, ma al compimento della maggiore età deve lasciare la comunità che lo ospita e decide di trasferirsi al sud per un lavoro stagionale. Chiede il rilascio di un permesso, ma non riceve nessuna notizia. Su consiglio di un esperto richiede un altro permesso in una nuova questura dove ha un altro lavoro, sempre stagionale. I tempi si allungano, decide di spostarsi ancora al nord e qui, nell’interland milanese, finalmente trova un lavoro a lungo termine e anche un regolare domicilio.

Arriva allo sportello sconsolato, non sapendo più che fare. Qui al Naga iniziamo a contattare varie Questure per arrivare ad una soluzione.

Ci sono voluti 2 anni per far sì che il diritto di B.C. venisse rispettato: il “prezioso” permesso è arrivato nelle sue mani e finalmente potrà liberamente far visita alla fidanzata in Germania.


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  1. Per approfondire, si rimanda al rapporto del Naga “AL DI LÀ DI QUELLA PORTA“. ↩︎
  2. Nota: è importante ricordare che alle persone straniere la legge italiana riconosce due diritti a prescindere dalla loro condizione giuridica. Il primo è quello sancito dall’Articolo 35 del Testo Unico sull’Immigrazione, ossia il diritto alle “cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative”. Esso è stato concretizzato dal divieto di segnalazione all’autorità nel caso in cui si rechino in ospedale per richiederle e dal diritto al rilascio dell’STP, codice sanitario per accedere a tali cure. Il secondo diritto fondamentale è quello all’iscrizione alla scuola dell’obbligo per figli e figlie minori di persone straniere, a prescindere dalla condizione giuridica dei genitori. ↩︎

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