Ai nostri posti ci hanno ritrovato.
Siamo scesə in campo per riprenderci spazio nella zona rossa simbolo della repressione urbana.
Siamo scesə in piazza per dimostrare che Milano è solidale nei confronti di chi la abita, di chi studia e lavora qui e ripudia fascisti e razzisti.
La vita delle persone migranti è da sempre gestita da meccanismi contorti e abusanti che non fanno altro che alimentare precarietà e insicurezza.
Il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo porta a compimento un progetto di marginalizzazione ed esclusione che avrà l’effetto di annullare il diritto di movimento e la protezione delle persone che scappano da guerre, precarietà e violenza o che cercano semplicemente di costruirsi un futuro migliore.
Sono quasi 40 anni che vediamo gli effetti concreti che producono queste politiche violente e razziste: paura, rinuncia a curarsi, isolamento e criminalizzazione a catena.
Quando si colpiscono le persone senza documenti, si colpisce l’intera comunità.
Si indebolisce il diritto alla salute e si mette in discussione l’accesso alla giustizia.
Continueremo a difendere gli spazi di cura, di ascolto e di tutela legale.
Ma sappiamo che non possiamo farlo da solə: abbiamo bisogno di spazi di aggregazione, centri sociali, centri antiviolenza, abbiamo bisogno di stare insieme, scendere in piazza, di stare accanto allə nostrə vicinə di casa, allə nostrə colleghə, allə amichə e allə compagnə di scuola che ogni giorno subiscono violenza, attacchi razzisti e identificazioni arbitrarie.
Ci vediamo in piazza il 25 aprile.
Perché le città vivono di relazioni, e non di muri.
Perché la sicurezza non si costruisce con le retate, ma con diritti garantiti e pratiche inclusive.
Perché la resistenza si costruisce ogni giorno, insieme.








