È in moto un processo che va avanti da decenni e che sposta il limite di ciò che pensavamo fosse — o non fosse — accettabile. A livello locale e globale.
Scatenare guerre e bombardare impunemente stati sovrani, per esempio.
Perpetrare indisturbati, alla luce del mondo, un genocidio, per esempio.
Bombardare una scuola e uccidere 168 bambine, per esempio.
Assistere ad un ennesimo naufragio davanti alla Sicilia, per esempio.
Provare ad inserire un emendamento al decreto sicurezza che prevede un compenso per chi difende le persone straniere se le convincono a essere rimpatriate, per esempio.
I confini si spostano, giorno dopo giorno.
Non possiamo fare altro che provare a difendere questi confini: tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra accoglienza e respingimento, tra solidarietà e individualismo, tra inclusione ed emarginazione.
Pretendiamo, contemporaneamente, che tutti gli altri confini — quelli che impediscono alle persone di muoversi — vengano abbattuti.
No borders
No nations
Stop deportations
#investiamonelladifesa
Foto: Kuntal Biswas, Edu Raw, Engin Akyurt, Afthabu Rahman, Diana Khwaelid