
Centro Naga Har
Il Centro Naga Har, situato nella sede di via Ettore Ponti 21, si propone sia di dare supporto nella procedura di riconoscimento dello status di rifugiato, sia di promuovere un processo non medicalizzato di cura delle ferite invisibili lasciate da tortura e persecuzione attraverso attività formative e socializzanti come corsi di italiano e di informatica, attività musicali e sportive. Il semplice fermarsi ad ascoltare le singole storie nella loro profonda unicità ed irriducibilità, consente di recuperarne la dimensione umana negata.
Il centro ha visto in quest’ultimo anno aumentare esponenzialmente il numero di persone che si rivolgono allo sportello in cerca di aiuto. Non è aumentato soltanto il flusso di persone, ma anche la complessità delle procedure burocratiche e l’urgenza dei bisogni. Chiedere asilo oggi significa affrontare un percorso sempre più difficile, fatto di ostacoli continui e di un rapporto con le istituzioni che, nel tempo, è andato peggiorando.
I tempi di attesa per ricevere una risposta si allungano sempre di più, ben oltre quanto previsto dalla normativa. Ritardi che hanno conseguenze concrete e pesantissime sulla vita delle persone: senza una risposta restano in una condizione di precarietà, escluse dal diritto all’accoglienza, dalla possibilità di lavorare, di avere un medico di base, di aprire un conto in banca o, per quei pochi che potrebbero, di iscriversi all’anagrafe. Anche per questo, stiamo monitorando i ritardi sistematici della Questura di Milano nell’accesso alla procedura di Protezione Internazionale e stiamo avviando una class action con l’obiettivo di ottenere il rispetto dei termini previsti dalla legge.
Nel frattempo, si avvicina l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulle migrazioni.
Chi frequenta Har comincia a sentirne parlare, e la preoccupazione si diffonde. Persone che magari seguiamo da anni, e che si trovano ancora nel pieno del loro percorso di richiesta di asilo, arrivano – o ci scrivono – spaventate e confuse. Sui social, soprattutto su TikTok, circolano video che alimentano la paura e che spesso approfittano della vulnerabilità delle persone nel proporre presunte “assistenze legali” che di legale hanno ben poco. Cerchiamo di rassicurare, e di farlo con onestà, spiegando che il nuovo Patto probabilmente non avrà effetti diretti su chi ha già formalizzato la richiesta di asilo da tempo. E proviamo anche a metterle in guardia da quei contenuti fuorvianti, invitando a non fidarsi – anzi a cercare di non guardarli.
Nelle ultime settimane stanno arrivando ancora più persone del solito, che cercano di presentare domanda d’asilo prima che il nuovo Patto entri pienamente a regime. La verità è che nemmeno noi sappiamo ancora con precisione quali saranno tutte le conseguenze: lo stiamo studiando, cercando di comprenderne fino in fondo gli effetti. Ma una cosa ci appare già evidente: l’obiettivo è quello di smantellare il diritto d’asilo. E questo, purtroppo, ci è molto chiaro.
Il Naga Har però non è solo questo, anche se negli ultimi anni lo sportello ha preso sempre più spazio, tempo e risorse, nostro malgrado.
La scuola di italiano è, dalla sua fondazione nel 2001, un’attività costante e importante. Una decina di volontarie e volontari sono impegnate nell’insegnamento tre giorni a settimana. Da ottobre 2025 a oggi una decina di utenti, provenienti da Perù, Sri Lanka, Egitto, El Salvador, Guinea, frequentano con continuità un corso di livello pre-A2. Sono principalmente richiedenti che si sono avvicinati alla scuola consapevoli del fatto che imparare la lingua, oltre che funzionale al proprio percorso di richiesta di asilo, è fondamentale per lavorare e muoversi nella quotidianità. La scuola è un luogo dove il tempo si ferma e dove, almeno per qualche ora, si riesce a non parlare di procedure, di avvocati, di Questura e di appuntamenti che non arrivano. Per sei ore a settimana studenti e insegnanti possono concedersi questo “lusso”. È così che nasce un rapporto continuativo e più leggero che permette di entrare in relazione anche su aspetti che allo sportello, nella pressione delle urgenze di tipo amministrativo, spesso non c’è tempo di permettersi: le abitudini nei Paesi di origine, le differenze culturali con l’Italia, il cibo, i parenti lontani.
Da poche settimane è stato aperto da due volontarie del centro un laboratorio di cucito, per insegnare a chi ne sente l’esigenza le tecniche base fino all’obiettivo di imparare a creare dei vestiti. Il progetto è ambizioso ed è in fase di rodaggio. Ci auguriamo possa essere utile e attrarre sempre più persone.
Il sabato stiamo riuscendo a tenere aperta la sede anche se non sempre facilmente. Alcune attività ricreative sono iniziate, ma non sono riuscite ad attrarre un buon numero di persone. Purtroppo gran parte di coloro che vengono al Naga Har lo fanno per bisogni impellenti e per chiedere informazioni utili a restare legalmente in Italia. Per questo, volontarie e volontari si alternano il sabato in modo da tenere aperto il centro e dare tutte le informazioni richieste, o anche solo fare lunghe chiacchierate con chi entra. L’ascolto è senz’altro per tutti un grande regalo.