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12 giugno: il Patto europeo in applicazione.

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Non è l’inizio di una nuova stagione delle politiche migratorie europee.

È piuttosto il punto di arrivo di un percorso che l’Unione Europea ha intrapreso da anni con un unico e costante approccio: la non-gestione delle migrazioni attraverso fallimentari politiche razziste di controllo.

A partire da oggi, questo approccio si manifesta in tutta la sua durezza e violenza, attraverso un Patto fatto di procedure accelerate indiscriminate, controlli esasperati alle frontiere, accesso alla protezione internazionale pressoché impossibile, aumento del rischio di respingimenti illegali e una generale compressione dei diritti delle persone in movimento.

Nelle maglie di questo Patto cadranno persone che hanno affrontato viaggi lunghi e pericolosi, spesso fuggendo da guerre, persecuzioni, povertà e crisi climatiche; persone che hanno semplicemente deciso di partire per motivi privati e personali, per sperimentare un’alternativa.

Persone che sono partite pensando di trovare in Europa uno spazio di sicurezza, dignità e diritti. Invece, trovano un continente sempre più chiuso in sé stesso, sospettoso e ostile. Triste e anziano.

Il Patto entra oggi nella fase della sua concreta attuazione.

Ed è proprio ora che diventa ancora più urgente vigilare, denunciare le violazioni dei diritti fondamentali e continuare a costruire un’alternativa fondata sull’accoglienza, sulla tutela delle persone, sul rispetto del diritto d’asilo.

E provare a far capire che l’unica vera soluzione è una ed una sola: la libertà di movimento.

La storia umana è infatti una storia di migrazioni: fatevene una ragione❗

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