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Approvato il regolamento rimpatri, ma sarebbe meglio dire regolamento deportazioni.

Il commento del Naga

“I rimpatri rappresentano l’ultimo tassello del sistema europeo di gestione della migrazione e sono estremamente orgoglioso che questo tassello sia ora al suo posto”. Così, accoglie l’approvazione del regolamento da parte del Parlamento europeo Malik Azmani, relatore del provvedimento ed esponente di Renew, il gruppo politico centrista che riunisce il Partito dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa (ALDE) e il Partito Democratico Europeo (PDE).

Queste parole che mostrano con chiarezza quanto il confine dell’accettabile si sia ormai spostato in avanti.

Il Parlamento europeo approva un regolamento che calpesta i più elementari principi di umanità e di solidarietà, celebrandolo apertamente come una vittoria. Eppure la sconfitta è evidente: una sconfitta politica, morale e culturale. Quello che, fino a pochi anni fa, era il programma distopico delle destre sovraniste, diventa oggi patrimonio condiviso, sostenuto trasversalmente tra i banchi del Parlamento europeo. Salvo poche eccezioni.

Non ci stupiamo, ma ci preoccupiamo.

Citiamo solo due delle disposizioni più allarmanti:

  • il trattenimento, che di fatto è una detenzione, disposto sulla base di una valutazione individuale ampiamente discrezionale – per esempio, per mancata “cooperazione”, rischio di fuga o generici motivi di sicurezza – potrà durare fino a 24 mesi, con ulteriori proroghe fino a 6 mesi. Queste norme potranno essere applicate anche a famiglie con figli e figlie.
  • il trasferimento fisico di una persona migrante in un altro Paese terzo, diverso da quello di partenza e di destinazione, qualora il rimpatrio verso il proprio paese d’origine non sia possibile. Nel frattempo, le persone potranno essere trattenute in centri di detenzione amministrativa utilizzati sia come luoghi di transito in attesa del rimpatrio, sia come destinazione finale dell’espulsione.

Oggi, il nostro pensiero va a tutte le persone che resteranno intrappolate nelle maglie di queste disposizioni. Persone che, nonostante tutto, continueranno a partire. Perché nessun regolamento, nessuna detenzione e nessuna deportazione potranno cancellare le ragioni che spingono esseri umani a cercare un futuro altrove.

A coloro che non rischiano di subire queste violenze direttamente, chiediamo di informarsi e di garantire supporto a chi ha bisogno di aiuto. La solidarietà non è reato.

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