Oggi 26 giugno nella giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura, il nostro pensiero va alle migliaia di persone che abbiamo incontrato presso i nostri sportelli, nelle strade, in rifugi di fortuna. Persone costrette ad abbandonare la propria famiglia, il proprio Paese. Persone che mostrano con pudore le loro cicatrici, il loro corpo ferito.
Il pudore e il dolore sono sentimenti incompatibili con un sistema che non fa silenzio, che non si mette in ascolto, che non prova profondo rispetto per questi corpi violati. Anzi: più cicatrici, più punti, come in una lotteria. Se riesci a dimostrare di essere stato colpito, abusato, violato, forse riesci a ottenere una protezione. Così il gioco si fa serio.
Questo è il terno al lotto delle vittime di tortura.
Da 25 anni il Centro Naga Har offre sostegno a rifugiati, richiedenti asilo e vittime della tortura. Lo fa costruendo, attraverso l’ascolto, gli incontri e le relazioni, un luogo del possibile: uno spazio in cui le persone non sono chiamate a dimostrare il proprio dolore, ma possono ritrovare dignità, fiducia e la possibilità di ricominciare.