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La testimonianza di un volontario

M. si presenta accompagnato da due persone che lo incoraggiano nell’avventura che sta per intraprendere: la visita medica. Non le ama particolarmente e nello specifico le siringhe, “quelle fanno paura davvero”, penso, senza dirglielo. Dovrei accoglierlo, non farlo scappare.

Sorride, di quel sorriso che ne rivela l’anima gentile e sì, anche un po’ intimorita, così ci uniamo ai suoi accompagnatori nel fargli coraggio.

Ha 31 anni e in Italia da quando ne aveva 18, non ha la tessera sanitaria perché gli è scaduto il permesso di soggiorno. Il dolore al costato è la causa di una brutta caduta da un ponteggio 8 mesi prima. Quel giorno a lavoro gli avevano detto di non andare in ospedale…

Gli chiediamo se è la prima volta che viene a farsi visitare presso la nostra clinica mobile e se ha la tessera del Naga. Alla seconda domanda ci risponde di sì. Apre il portafogli ed estrae una vecchia tessera del Naga.

“E’ un cimelio!” ,esclamo. Alla mia sorpresa me la porge. Vengo rapito dai ricordi, risale ai miei primi anni al Naga, c’era ancora SOS Espulsioni, la vecchia dicitura dell’unità di strada di Cabiria e quella del Naga Har.

Di solito tessere così vecchie non se ne vedono, semplicemente si perdono, consumate dal tempo. Non la sua, ingiallita dagli anni, ma ben conservata.

Racconta che è il ricordo di un caro amico che adesso non c’è più. Appena arrivato, giovane e spaesato, lo aiutò a rimanere in Italia, facendogli conoscere il Naga, SOS Espulsioni, regalandogli gli anni a venire.

Mentre lo racconta non mi guarda, fissa lei nelle mie mani.

Gliela riconsegno, ne faremo comunque una nuova. La penna scrive su un tavolino rosso da campeggio che se potesse raccontare di tutte le mani che lo hanno toccato o anche solo sfiorato.

Ed ogni mano una tessera, ogni tessera una storia, ogni storia una vita.

Scorrono i minuti. Sii paziente. Manca ancora tanto? No sii paziente… E’ giunto il momento della visita. Per lo meno durante l’attesa siamo riusciti a distrarlo.
“Sempre meglio farsi visitare subito, prima che la situazione peggiori” ci dice sorridendo appena esce dalla clinica mobile:  ora che la visita è finita e ha sfangato la puntura.

Prima che se ne vada, gli chiedo se posso fotografare la sua tessera.  

Attimi di panico, non la trova. Apre il portafogli rovesciando il contenuto sul tavolino. La coscienza mi dà di gomito porgendomi il senso di colpa su un vassoio: “l’hai distratto mentre la metteva via e figurati se hai fatto caso a dove la infilava”.

Ma è un piatto che non assaggerò: trovata! Ora possiamo respirare.

Lo guardo andar via di spalle e penso che c’è qualcosa di confortante nel suo ricordo. Sapere che a volte, quando più ne avresti bisogno, c’è una mano, amica o sconosciuta, che senza chiedere nulla ti prende e ti sorregge. Altre volte invece, voltandomi verso il camper di Medicina di Strada del Naga, quella mano sei tu.

#nagaenergia

N.B i numeri e i contatti nella foto non sono più validi

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