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Regolamento rimpatri – La deriva autoritaria dell’Unione Europea

Il commento dallo Sportello legale del Naga

Come possiamo brevemente definire il testo del regolamento che è stato approvato?

La LIBE è l’acronimo che individua la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, l’organo dell’Unione Europea che la scorsa settimana ha approvato l’impianto di quello che dovrebbe divenire un nuovo regolamento europeo, il cosiddetto “regolamento rimpatri”.

Si tratterebbe, nel caso fosse definitivamente approvato, dell’atto legislativo in assoluto più irrispettoso della tutela delle libertà civili e del diritto di accesso al sistema di giustizia comunitario mai emesso all’interno dell’Unione fin da quando venne creata.

Che cosa prevede sinteticamente?

rimpatri forzati verrebbero eseguiti in un regime talmente privo di tutela giuridica da eliminare quasi del tutto la possibilità di sospenderne l’esecuzione fino all’esito del ricorso, a cui qualsiasi persona che subisce un provvedimento così impattante sulla propria libertà personale — e persino sulla tutela della propria dignità — ha diritto.

Ricorrere in Tribunale contro un ordine di espulsione, infatti, non impedirà, se non in casi rarissimi, l’esecuzione del provvedimento.

Quali altre tutele vengono ridotte?

La riduzione delle tutele si estende alla creazione di quelli che vengono definiti “return hubs”, al solo scopo di usare una terminologia astrattamente tecnica per indicare quelli che saranno centri di trattenimento destinati, potenzialmente, al rimpatrio di qualsiasi soggetto venga rinvenuto sul territorio dell’Unione Europea senza un titolo di soggiorno valido.

Trattenimento che è bene definire chiaramente con il più preciso termine di detenzione, e che potrà essere applicato fino a 24 mesi per qualsiasi categoria di persone in tali condizioni, indipendentemente dalla ragione per la quale si trovino in questa situazione e dalla loro condizione soggettiva.
Com’è evidente, se ci si sofferma sull’eliminazione delle tutele destinate ai soggetti che, fino ad ora, sono stati protetti rispetto alla privazione della libertà personale, tra le altre categorie candidate alla contenzione in questi hub ci sono i minori non accompagnati e le famiglie con minori.

In questo progetto che ruolo hanno i centri di rimpatrio dislocati all’estero?

Il progetto di svilimento, se non totale riduzione delle tutele, viene completato dalla previsione che i centri di rimpatrio possano essere dislocati anche in Paesi terzi, con i quali l’Unione Europea, o anche i singoli Stati membri, potranno stringere accordi per rinchiudere il maggior numero possibile di espatriandi, completando il processo di esternalizzazione delle frontiere in corso da decenni. Se il regolamento entrerà in vigore, esso si applicherà anche a chi è già presente sul territorio comunitario e non solo alle persone che tentano di esercitare la loro libertà di movimento entrandovi.  Persone giá destinatarie delle misure previste dal Patto europeo su asilo immigrazione che entrare in vigore tra il 12 giugno e il 2 luglio prossimi che verranno ulteriormente ostacolate nel tentativo di accedere nella restia fortezza, patria di diritti che, evidentemente, non si ritiene doveroso estendere universalmente, come dichiarato in qualsiasi trattato internazionale e carta costi nella restia fortezza, patria di diritti che, evidentemente, non si ritiene doveroso estendere universalmente, come dichiarato in qualsiasi trattato internazionale e carta costituzionale dei Paesi aderenti all’Unione.

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