Notizie ,

Il Naga si racconta – La Formazione del Naga

La Formazione del Naga

La Formazione del Naga è un gruppo composto attualmente da 7 socie. Ci occupiamo in particolare di organizzare e gestire il corso di orientamento per l’ingresso di nuovi soci e socie in associazione, un passaggio essenziale per condividere visione, storia e obiettivi.

Siamo un’organizzazione di volontariato formata da circa 400 volontari e volontarie e tre figure dipendenti, con due sedi e due unità di strada.

Ogni anno offriamo gratuitamente 10.000 visite mediche, oltre 3.600 consulenze legali, supporto a 1.500 persone vittime di tortura, assistenza a 1.400 detenuti nelle tre carceri dell’area di Milano, consulenza e orientamento a più di 100 sex worker su strada. Di pari passo, portiamo avanti un’azione di formazione, documentazione, denuncia, sensibilizzazione e pressione sulle istituzioni.

Al Naga, chiunque operi in associazione ne è prima di tutto socio o socia, e partecipa sia alle attività quotidiane sia alle decisioni politiche e di rete. È un modello organizzativo orizzontale, in cui la condivisione dei valori e il coinvolgimento diretto sono le colonne fondanti. La pratica si traduce in azione politica e viceversa.

Un esperimento straordinario, per questi tempi: un progetto collettivo e autogestito, che si regge sul profondo rispetto per il bene comune che rappresenta. Anche per questo l’associazione riesce a unire persone molto eterogenee: i volontari e le volontarie del Naga provengono da percorsi e professionalità differenti, e mettono a disposizione le proprie competenze e interessi sia nel supporto sanitario, sociale e legale sia nella gestione interna (amministrazione, contabilità, logistica, comunicazione, raccolta fondi), cruciale alla sopravvivenza dell’associazione.

Ogni anno, alle persone che frequentano il corso di orientamento e decidono di diventare socie, chiediamo come mai abbiano scelto proprio il Naga. Le risposte che ricorrono descrivono un sentire comune: la condivisione dei principi e dei valori, il desiderio di “fare qualcosa”, di “partecipare”, di “combattere il senso di impotenza”, di “rendersi utili”. Stima, passaparola, serietà, dimensione collettiva insieme a un mettersi in discussione personale.


Come gruppo Formazione proviamo anche a fotografare lo stato di salute e l’evoluzione dell’associazione nel tempo.

Dalla sua fondazione nel 1987, il Naga è stato attraversato da migliaia di persone che abitano a Milano e dintorni. Quando si racconta di farne parte, è comune sentirsi rispondere: «Ci sono stata anch’io», oppure «Conosco qualcuno che è stato volontario o utente al Naga». Un piccolo segno di quanto l’associazione sia diventata, negli anni, un pezzo di tessuto vivo e un riferimento nella città.

I dati che raccogliamo ci restituiscono l’immagine di un organismo in mutamento ma con alcuni tratti sorprendentemente stabili. Nel 2025 erano attive nell’associazione 425 persone. Circa tre su quattro sono donne; convivono generazioni molto diverse, dai neodiciottenni agli over 70. Non tutte le generazioni, però, hanno lo stesso rapporto con il lavoro volontario. Le persone sotto i 35 anni rappresentano circa la metà dei nuovi ingressi, ma tendono a restare meno a lungo; sopra i 50 anni la permanenza cresce molto. È un dato che ci interroga sulle forme della partecipazione, sul tempo che ciascuno può permettersi di dedicare al volontariato e sulla capacità dell’associazione di essere un luogo abitabile nelle diverse fasi della vita.

Negli anni il Naga è cambiato, inevitabilmente, ma ha mantenuto alcuni punti saldi: dare visibilità, creare uno spazio che non ignori, sostenere, denunciare; non delegare e, allo stesso tempo, non sostituirsi al servizio pubblico. Questa visione si traduce anche in un modo particolare di stare insieme: quando si varca la soglia del Naga, almeno nelle intenzioni, lo status che si ha fuori dovrebbe contare un po’ meno e il confronto diventare il più possibile paritario. Il nostro fondatore, Italo Siena, amava ricordare che «abitare vuol dire sentirsi a casa, ospitati da uno spazio che non ci ignora». E il Naga prova a essere anche questo: uno spazio di riconoscimento reciproco.

Un organismo vivo, però, non può evitare di guardarsi allo specchio con onestà e autocritica. Una delle domande che continuiamo a porci è radicale: se agiamo e prendiamo parola sui diritti delle persone straniere, perché così poche di loro partecipano direttamente alla vita dell’associazione?

Negli ultimi dieci anni, solo il 7% delle persone transitate come socie al Naga è nato all’estero. Le ragioni possono essere molte. Una è probabilmente strutturale: chi è arrivato più di recente si trova spesso a vivere una quotidianità più precaria e complessa, nella quale avere tempo ed energie per un lavoro gratuito può essere molto più difficile. Consapevoli di questa asimmetria, proviamo a mettere a frutto la nostra condizione di privilegio materiale e di cittadinanza per scardinare quelle stesse gabbie normative che la producono. È un esercizio di responsabilità collettiva, che richiama le parole di Dostoevskij citate spesso da Italo Siena: «Ciascuno deve sentirsi responsabile di tutto e di tutti e davanti a tutti».

Secondo il Naga, il ruolo delle organizzazioni della società civile è anche quello di trovare modalità di intervento per coprire temporaneamente le lacune istituzionali sistemiche, spingendo al contempo le istituzioni a svolgere pienamente il loro ruolo nel garantire l’accesso e l’effettivo godimento dei diritti universali per tutte e tutti. L’utopia da inseguire è quella, un giorno, di scomparire.

Il corso di orientamento non vuole essere un filtro o una barriera all’ingresso, ma una porta aperta. È il luogo in cui incontrare una collettività, conoscerne le idee, la storia e anche le contraddizioni; e decidere se farne parte attivamente.

Tra gennaio e febbraio 2027 ci sarà il nuovo corso: le date e tutti i dettagli saranno pubblicati qui.

Sostieni il Naga, adesso.

Il tuo sostegno, la nostra indipendenza.

Top