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Il pensiero – Ripensare l’abitare

FOTO: Ambulatorio Naga  (I. Carmassi)

Da molti anni, ormai, di occupazioni abitative si parla esclusivamente in termini di illegalità e degrado. Solo negli ultimi mesi ha cominciato a circolare, a livello di dibattito mediatico e politico, l’espressione emergenza abitativa: il vero problema che coinvolge, da oltre un decennio, le periferie della città di Milano. O, come sarebbe meglio definirla, la strutturale scarsità di offerta, pubblica e privata, per le fasce di popolazione più deboli. Italiani e stranieri. Una situazione che si trascina per lustri, va da sé, non può più essere definita emergenza.
Un anno abbondante di monitoraggio degli insediamenti informali da parte dell’Osservatorio del Naga, alla ricerca dei rifugiati e richiedenti asilo fuoriusciti dal sistema dell’accoglienza, ci ha posto di fronte all’evidenza che in questi luoghi vive un numero considerevole di persone la cui condizione di emarginazione abitativa non viene risolta dalla politica degli sgomberi senza alternative. E, anzi, che la precarietà di questa condizione viene sempre più aggravata. Vivono passando da uno sgombero all’altro senza prospettive perché le alternative offerte sono nulle o, quando ci sono, inadeguate.
L’assenza di politiche che, a livello nazionale e regionale, affrontino la questione, rende necessario cambiare atteggiamento perché, al momento, l’amministrazione comunale non è in grado di rispondere alle esigenze con il metodo classico dell’inserimento nel circuito dell’edilizia popolare, magari dopo un breve periodo passato in una sistemazione provvisoria. Altre possibilità, come l’housing sociale, non sono ancora andate oltre lo stato di sperimentazione.
Sarebbe forse il caso di valorizzare quelle esperienze di autogestione che cercano di dare una risposta a un bisogno primario che dovrebbe essere soddisfatto senza preoccuparsi di valutare la meritevolezza della persona. Rendendole regolari o, dove non fosse possibile, offrendo agli abitanti l’utilizzo di stabili in disuso che, numerosissimi, andrebbero censiti e messi a disposizione.

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