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Il pensiero – Altri effetti collaterali

FOTO: al Naga

Con la messa a gara dei bandi basati sul nuovo capitolato per i centri di accoglienza per richiedenti asilo e la contemporanea entrata in vigore delle altre misure del cosiddetto decreto Salvini (legge 132/2018) volte a ridurre l’intero sistema alla sola funzione di controllo, si sta creando parallelamente una grave crisi occupazionale che coinvolge migliaia di lavoratori del settore.
Uno studio CGIL stima che dovrebbe riguardare, su scala nazionale, circa 18.000 persone. Giovani, in larga maggioranza donne, qualificate, impegnate in un percorso professionale coerente con le competenze acquisite nel periodo formativo e arricchite da quanto imparato in anni di esperienza sul campo. Questa, in sintesi, la descrizione – emersa durante l’indagine svolta per preparare il nostro report (Stra)ordinaria accoglienza, pubblicato nell’ottobre del 2017 – delle persone sacrificate in nome della propaganda diventata legge.

In obbedienza a slogan criminalizzanti, oltre alla figura del migrante trasformato in un falso profugo, si aggiunge anche quella di chi si occupa professionalmente dei servizi indispensabili a garantire i diritti e avviare il migrante stesso a un percorso di vita autonomo. Persone stigmatizzate, sull’onda degli scandali, come profittatrici del “business dell’accoglienza” e che, nella scorsa primavera, hanno cominciato a essere licenziate a centinaia, nella sola provincia di Milano.

Si tratta del gigantesco sperpero di un patrimonio di conoscenze ed esperienze, costato molto in termini di risorse pubbliche, del quale ci sarebbe ora più che mai necessità. Lo testimoniano le strade e le piazze di Milano popolate, in questo inizio d’estate, da centinaia di migranti che, pur essendo titolari di regolare permesso di soggiorno, non riescono ad accedere alle strutture dell’accoglienza. Oppure, ne sono state estromesse dalla nuova normativa in materia che nega – non solo a loro, ma anche a chi nei centri è riuscito a rimanere – il diritto ad avere assistenza legale, sanitaria, di formazione professionale, educativa, psicologica e, non da ultimo, di mediazione culturale. Accoglienza e servizi che fino a qualche mese fa venivano forniti, pur con tutti i difetti del sistema che abbiamo più volte denunciato, da chi – giovane e competente – si ritrova oggi brutalmente privato del suo posto di lavoro.

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