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Il pensiero – Armiamoci di immaginazione

IMMAGINE: Durante un’uscita notturna dell’Unità di Strada del Naga

Di questi tempi potremmo forse mettere a fuoco come la nostra maggiore fragilità si scontri con l’estrema fragilità di chi stiamo cercando di tutelare. E che ci sentiamo quasi impotenti di fronte alle enormi problematiche economiche e sociali che si sono spalancate davanti a noi. Quante persone ci stanno cercando tramite i servizi da remoto del Naga e quante domande ci stanno facendo a cui siamo incapaci di rispondere? Quante istanze ci arrivano che cerchiamo di reindirizzare alle istituzioni senza che spesso arrivi un riscontro puntuale? E, paradossalmente, proprio in questo periodo così complicato, arrivano improvvise le risposte a interrogativi che per mesi avevamo rivolto agli uffici preposti senza mai ottenere nulla. Proviamo a capire cosa sta succedendo e come possiamo tenere la barra del timone dritta per non perdere l’obiettivo. Ci siamo, ma non basta, dobbiamo avere ben chiaro come muoverci e cosa fare.

Siamo tutti sulla stessa barca, ma ci troviamo – spesso inani – accanto a chi sta annegando in un mare di burocrazia e indifferenza. Oggi più che mai ci rendiamo conto di quanto sia importante che qualsiasi persona abbia diritto ad avere un tetto sulla propria testa. L’emergenza abitativa è forse il tema principe delle nostre battaglie e del nostro impegno. Così come l’accoglienza di chi arriva in Italia e fa richiesta di asilo. Un’accoglienza che non può essere subordinata alla dimostrazione della persona di non avere i mezzi di sussistenza per pagarsi un alloggio, perché accoglienza dovrebbe voler dire l’inserimento della persona in un percorso di acquisizione di strumenti per diventare autonoma. Un percorso di integrazione nell’Europa del 2020, che forse nessuno avrebbe immaginato così, figuriamoci gli immigrati e chi è nel percorso di richiesta di asilo politico.

Abbiamo visto come il diffondersi della pandemia nel nostro Paese abbia messo in luce i limiti di questo percorso e di come l’accoglienza dei richiedenti asilo in Italia non sia all’altezza di ciò che dovrebbe essere in termini di diritto. Troppe lacune, troppa approssimazione e troppe cose lasciate al caso e alla buona volontà dei singoli, appoggiando un sistema, che dovrebbe basarsi sui pilastri dei diritti universali, su fondamenta troppo fragili. Cosa possiamo dunque fare in questa situazione?

Ci piace riprendere una citazione cara al fondatore del Naga, Italo Siena, che così esprimeva il nostro impegno:

“Ma se il senso della realtà esiste, e nessuno può mettere in dubbio
che la sua esistenza sia giustificata, allora ci dev’essere anche qualcosa
che chiameremo senso della possibilità.
Chi lo possiede non dice, ad esempio: qui è accaduto questo o quello,
accadrà, deve accadere; ma immagina: qui potrebbe, o dovrebbe accadere
la tale o tal altra cosa; e se gli si dichiara che una cosa è com’è, egli pensa:
beh, probabilmente potrebbe anche esser diversa.
Cosicché il senso della possibilità si potrebbe anche definire come
la capacità di pensare tutto quello che potrebbe essere,
e di non dar maggior importanza a quello che è, che a quello che non è [….]”

R. Musil, L’uomo senza qualità, trad. A. Rho, Torino, Einaudi, 1972

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