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Il Naga si racconta – Il Naga Har

Il Centro Naga Har ha subito una battuta di arresto a causa del Covid19, chiudendo i battenti a fine febbraio 2020. Essendo soprattutto un centro diurno di aggregazione ha dovuto seguire le direttive regionali e chiudere il proprio accesso al pubblico, riaprendo solo ai primi di settembre 2020.

I mesi di chiusura sono stati estremamente duri soprattutto per gli ospiti più fragili del Centro, che hanno sempre fatto affidamento sulle aperture pomeridiane, 7 giorni su 7, ogni settimana. Trovare un posto caldo dove rifugiarsi, una comoda sala con divani e poltrone dove vedere la televisione, chiacchierare con noi e con gli altri ospiti, scaldarsi soprattutto di inverno (basti pensare alla forte incidenza di persone senza fissa dimora fra i nostri ospiti), giocare a dama, a calcetto, a ping pong, suonare la chitarra e/o i bonghi, disegnare, imparare l’italiano, bere un tè caldo e mangiare biscotti, oltre che venire allo sportello per essere seguiti nel lungo e farraginoso iter della richiesta di Protezione Internazionale, per molti è estremamente importante. Trovare il centro improvvisamente inaccessibile, scoprendolo da un cartello appeso fuori che avvertiva di settimana in settimana, di mese in mese che la chiusura causa pandemia sarebbe durata ancora e ancora, è stato un duro colpo per tutti. Un nostro ospite pressoché fisso, per molti mesi si è addirittura accampato davanti alla porta con tutti i suoi pochi averi, lavandosi i denti da un rubinetto esterno e stendendosi sullo stuoino di ingresso. I ripetuti tentativi di trovare per lui una sistemazione sono purtroppo caduti nel vuoto fino all’autunno…

In questi lunghi mesi di chiusura forzata abbiamo aperto uno sportello remoto dando vita a un servizio telefonico che, dopo la fine del primo lockdown, ci ha spinto a ricevere le singole persone in sede, con tutte le protezioni da protocollo sanitario, per affrontare e approfondire gli aspetti più delicati come la preparazione all’audizione in Commissione Territoriale. Lo sportello remoto è stato utile a mantenere un filo di contatto con i nostri ospiti, facendoli sentire meno persi. Abbiamo avuto richieste anche da persone nuove, soprattutto da chi aveva bisogno di informazioni per fare la prima domanda di asilo e da chi, avendo ricevuto un diniego dalla Commissione Territoriale, aveva bisogno di un avvocato per fare ricorso. Grazie anche a tempi più dilatati per le scadenze dilazionate il nostro lavoro è risultato prezioso.

Martedì primo settembre 2020 il centro ha riaperto i battenti. Seguendo il protocollo di sicurezza anti covid l’arredamento e la funzionalità dei vari servizi sono stati ampiamente ridimensionati. Niente più giochi e attività aggregative, ma solo delle sedute in plastica ben distanziate in attesa di essere ricevuti allo sportello. L’aspetto ricreativo e inclusivo è per ora stato messo in stand by, in attesa di tempi migliori. L’angolo del tè è rimasto, come unico segno concreto di quello che il centro Har è sempre stato e, ci auguriamo, presto tornerà a essere.

Abbiamo raccolto i seguenti dati che fotografano l’attività del nostro centro dalla riapertura del primo settembre 2020 a fine maggio 2021 con l’analisi dei 357 nuovi accessi.

Accoglienza

Il dato che più ci colpisce è l’alta percentuale di persone senza fissa dimora (il 16% del totale) tra le persone che hanno effettuato il primo accesso ad Har nel periodo in esame.

NOTA: s.f.d. (senza fissa dimora, 51), amici (140), parenti (16), centro accoglienza (50), affitto (54), proprietà (3), altro (9)

Status

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Circa il 30% di persone venute in Har per la prima volta voleva fare richiesta di asilo, chiedeva quindi un aiuto nel fare il primo accesso in Questura. Il diritto di chiedere asilo sembra ormai piano piano perdere di nettezza. Complice recentemente la pandemia da covid-19, assistiamo ad un continuo deteriorarsi dell’istituto della protezione internazionale, utilizzato sempre più dal 2011 come dispositivo regolatore degli accessi di migranti extracomunitari in Europa (sporadicamente si assiste alle sanatorie mentre i flussi per lavoro sono praticamente azzerati).

I contorni della protezione internazionale sono sempre più sfumati e numerosi motivi oltre a quelli classici (discriminazione per sesso, razza, religione, politica) spingono migliaia di persone lontane dal proprio Paese- esemplari sono i casi dei rifugiati ambientali o delle donne vittime di violenza di genere. Chi si rivolge al Naga Har in un contesto così complicato ci chiede di essere accompagnato attraverso la burocrazia e protetto da trappole e insidie che si celano in questi meccanismi.

Un’altra cifra che sicuramente colpisce è l’alto numero (57) di dinieghi della Commissione Territoriale, il che si traduce in ricorsi di primo grado, valutazione della possibilità di procedere in Cassazione, o di capire i presupposti per una nuova domanda di asilo.

Alla voce nessuna domanda (54), troviamo soprattutto persone che non hanno ancora fatto richiesta di Protezione Internazionale e che vengono da noi per chiarirsi le idee e capire cosa sia meglio fare per riuscire ad avere un documento. Le persone in fase di stallo sono purtroppo un numero altissimo.

Provenienza

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I Paesi di maggiore provenienza dei nostri ospiti sono la Nigeria, il Salvador e il Pakistan. Tra questi dati colpisce il numero di egiziani, molto cresciuto rispetto agli anni precedenti.

Età media e Genere

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L’età media dei nostri ospiti nei mesi presi in esame è di 31 anni. Osserviamo una forte prevalenza maschile, con tuttavia una crescita significativa di donne rispetto agli anni precedenti.

Occupazione

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Come sempre colpisce l’alto numero di persone disoccupate (63%) o con un’occupazione saltuaria (19%). In questo periodo possiamo affermare senza ombra di dubbio che la situazione sia nettamente peggiorata soprattutto rispetto all’indicatore dell’occupazione saltuaria.

Istruzione

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Il grafico mostra l’alto numero delle persone con un buon livello di istruzione (126/375 ha fatto le medie superiori) tra le persone che hanno effettuato il primo accesso ad Har nel periodo in esame.

NOTA: analfabeti (22), elementari (72), medie inferiori (90), medie superiori (126), laurea (65)

Ai dati precedenti, che fotografano seppur in modo parziale la situazione di fronte alla quale ci siamo trovati in questi mesi di riapertura, vorremmo aggiungere i dati di altre richieste che ci arrivano sempre più frequentemente, sempre nel periodo in esame.

RICHIESTA DI RESIDENZA

Sempre più persone sono senza fissa dimora, conseguentemente sempre più persone senza residenza. Purtroppo questo certificato non è secondario nella vita di ciascuno di noi, senza residenza infatti una serie di prestazioni di base sono precluse (per es. l’accesso ai servizi sociali del Comune), così come l’accesso ai servizi di qualunque altro genere (per es. l’apertura di un conto corrente).

L’attesa per un appuntamento è molto lunga:

  • Il tempo di attesa medio tra l’invio della richiesta e il primo appuntamento è 94 giorni
  • Il tempo medio per l’ottenimento della residenza è 110 giorni

Le domande inviate sono state 42 e gli appuntamenti fissati 16. Le residenze effettivamente ottenute sono state 8.

RICHIESTA DI VISITE MEDICHE DI CERTIFICAZIONI PER LE VITTIME DELLA TORTURA

A partire da gennaio 2020 fino a fine maggio 2021, sono state richiesta 30 visite. Questo servizio continua a colmare la quasi totale assenza del sistema sanitario regionale e nazionale di questo genere di delicate prestazioni sanitarie.

SCUOLA DI ITALIANO

Teniamo a dedicare un paragrafo alla scuola di italiano di Har, che è stata l’altra attività aperta in questi mesi con le limitazioni dettate dalla situazione sanitaria.

La scuola ha chiuso nel marzo 2020, gli insegnanti volontari hanno quindi cercato di mantenere i contatti con gli studenti per telefono fino all’estate. Alla ripresa di settembre 2020 sono state aperte come di consueto le iscrizioni per il nuovo ciclo, ma il numero massimo di cinque studenti per classe e il numero contenuto di insegnanti (4 a fronte dei 12 operativi pre-covid) hanno reso difficile proseguire. A metà ottobre 2020 la scuola in presenza è stata chiusa con l’attivazione però della didattica a distanza con gli alunni, quasi tutti sprovvisti di tablet/pc che si sono ingegnati a seguire con il proprio cellulare. Non avremmo mai immaginato da parte loro una costanza e una motivazione così alta, sono stati pochissimi gli abbandoni.

Via via le iscrizioni alla scuola online sono aumentate arrivando a 14 studenti con 7 insegnanti volontari operativi. Contiamo di aprire le iscrizioni nei primi giorni di settembre per tornare alle lezioni in presenza per il futuro.

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