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Il pensiero – Noi non siamo d’accordo

Assistiamo, sempre più stupefatti e inermi, a una costante erosione dei diritti dei richiedenti asilo. Troppe volte abbiamo verificato gli innumerevoli ostacoli posti dalla Questura a coloro che vanno a richiedere protezione e possiamo dire, senza paura di esagerare, che ormai questa prassi è diventata una consuetudine. Non appena il numero dei richiedenti tende a crescere la reazione delle istituzioni preposte è sempre la stessa: paura di essere sopraffatti e respingimenti, procrastinamenti reiterati. L’eccessiva calca e conseguente pressione che si era andata creando in questi ultimi mesi alla porta della sede di via Montebello, ha spinto la Questura di Milano a trovare una nuova sede per espletare la funzione dell’accoglimento delle richieste di asilo. E così è stata trovata una sede disponibile presso il reparto mobile di via Cagni, numero 15, zona Niguarda. Nulla di male. Le persone senza alcun preavviso, da un giorno all’altro sono state invitate a spostarsi in quest’altra zona della città per fare la loro richiesta. Ma, incredibilmente, in questa zona lontana dal centro, i mediatori linguistici non arrivano con facilità. Quindi sono presenti solo in alcuni giorni. La richiesta trova dunque un primo ostacolo nel non poter essere espletata quotidianamente, ma solo quando il mediatore nella propria lingua è presente. Quando? Non è dato saperlo. Avviene così che le persone si ritrovano all’alba in via Cagni per diversi giorni consecutivi senza riuscire a esercitare il proprio diritto a fare la domanda. Che dire poi dell’accoglienza, anch’essa un diritto? Forse, non ci siamo accorti, che ormai è diventata un diritto dimenticato. Pur facendo richiesta, la risposta non tarda ad arrivare, non arriva mai.

Cosa nasconde tutto questo? Ci teniamo a dire che abbiamo dato voce solo a due dei tanti diritti dimenticati. Forse, parlare di diritti di questi tempi viene considerato un lusso che non ci possiamo più permettere? Chi ha deciso tutto ciò? No, noi non siamo d’accordo. E l’elenco di ciò su cui non siamo d’accordo è davvero molto lungo.

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