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Il pensiero – Siamo tutti chiamati a rispondere

Siamo tutti chiamati a rispondere

Una signora ucraina arriva con i suoi figli maggiorenni al Naga, l’hanno raggiunta allo scoppiare della guerra. Si sono finalmente ricongiunti con la madre. Il padre è al fronte. Gli occhi chiari dei due ragazzi tradiscono la paura che hanno provato e il profondo spaesamento di due giovani strappati al loro ambiente, ai loro amici e catapultati in una realtà a loro totalmente estranea che non sentivano l’esigenza di conoscere, men che meno per questo motivo. 

“Perché siamo qui?” sembrano chiedere. Purtroppo non abbiamo risposte. Forse ci è più semplice dare risposte a chi arriva dalla rotta balcanica dopo anni di viaggio e respingimenti alle frontiere europee. Chi viene dal Pakistan e dall’Afghanistan dove la vita, sicura non è mai stata e vivere sembra non essere un diritto. Così come chi viene da molti Paesi africani attraversando l’inferno libico o dalla Siria da oltre dieci anni in guerra. Siamo tutti chiamati a rispondere, noi cittadini e le istituzioni.

Finalmente si sono spalancate le porte della Questura di Milano, con mediatori ucraini tutti i giorni, per rispondere all’emergenza nel migliore dei modi. Per un’emergenza reale come questa le risposte ci sono, mentre per l’emergenza – che tale non è, perché è la normalità – le risposte non arrivano. L’Europa ha sdoganato la Protezione Temporanea dopo anni in cui giaceva in un cassetto. Neppure per i siriani era stata utilizzata. Ora che è saltato questo tabù, ci aspettiamo che anche per tutti gli altri le porte si spalanchino, finalmente…

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