
SOLI E MALE ACCOMPAGNATI
La grave situazione dei Minori Stranieri Non Accompagnati a Milano
Durante le attività del Naga, i volontari e le volontarie incontrano Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) a volte di passaggio, a volte per restare. Un numero che è andato aumentando negli ultimi anni.
A partire da questi incontri nasce il report, pubblicato lo scorso aprile, SOLI E MALE ACCOMPAGNATI – Un’analisi del sistema di accoglienza dei Minori Stranieri Non Accompagnati a Milano: testimonianze, dati, documenti, informazioni, riflessioni e proposte sono gli elementi che compongono il report con l’obiettivo di restituire una fotografia ampia e dettagliata dell’universo di minori che arrivano a Milano. Raccontiamo di ingiustizie e opportunità, di accoglienza e mancata accoglienza, ma anche di speranze che si aprono e si chiudono, provando a fare luce su un pezzo di città invisibile e che porta ad interrogarci sulla città che vogliamo abitare.
Li incontriamo anche a tarda sera, soli o in piccoli gruppi.
AZIZ
Ogni mercoledì sera il servizio di Medicina di Strada del Naga offre cure, accoglienza e ascolto davanti alla Stazione Centrale di Milano.
Una sera, al nostro tavolino dell’accoglienza si avvicina Aziz (nome di fantasia): viene dal Marocco, dice di avere 16 anni e vuole a tutti i costi essere accompagnato a una stazione di Polizia perché, per precedenti brutte esperienze, non vuole dormire in Stazione Centrale ma ottenere un posto in un centro di accoglienza. Non ci sentiamo di lasciarlo di notte per strada, sappiamo che la legge prevede l’immediata presa in carico del minore intercettato da parte delle Forze dell’Ordine, e quindi una volontaria lo accompagna prima dalla Polizia in Stazione Centrale e poi in Questura in via Fatebenefratelli.
Dal gabbiotto di entrata della Questura, la volontaria spiega la situazione ai poliziotti, precisando che Aziz non parla italiano e che vuole essere identificato per essere inserito in un percorso di accoglienza.
La prima risposta che riceviamo è che in Questura non possono fare nulla e che Aziz deve tornare il giorno dopo quando aprirà l’Ufficio Minori. La volontaria insiste nel chiedere se si possa fare qualcosa nel frattempo, se intanto sia possibile procedere all’identificazione e aspettare in sala d’attesa fino all’indomani. Da quel momento iniziano i toni bruschi, a volte aggressivi. Il poliziotto afferma che non si può fare niente. La volontaria insiste, allibita. Chiede di nuovo come possano rifiutarsi di identificare un minore e i toni si accendono. Le viene detto che “quello non è un centro di accoglienza, di riportare il ragazzo dove è stato trovato, che quei ragazzi lì possono dormire in Stazione Centrale e cavarsela da soli”. Invitano infine la volontaria ad andarsene col ragazzo perché lì non si può stare, aggiungendo: “Visto che sei una onlus ospitalo tu, noi non siamo un centro di accoglienza. Di quelle come te ne ho già viste troppe durante il giorno e siamo stanchi dopo aver fatto centinaia di denunce dalle 7 di mattina”. A esplicita richiesta della volontaria di avere il nome o un numero identificativo delle persone con cui sta parlando, queste si rifiutano.
Alla fine, su indicazione di un altro poliziotto, per poter restare il ragazzo fa una denuncia qualunque (come per esempio aver subito un furto) nella speranza di poter rimanere fino al mattino. Il ragazzo non aveva con sé alcun numero di telefono o connessione internet, non conosciamo il seguito della sua vicenda.
YOUSSEF E MOUSSA
Youssef e Moussa (nomi di fantasia) arrivano allo Sportello Legale del Naga, aperto dal lunedì al venerdì dalle 19 alle 21 per offrire assistenza legale gratuita ai cittadini e le cittadine straniere che hanno ricevuto provvedimenti di espulsione, trattenimento, diniego del permesso di soggiorno e di asilo.
Youssef e Moussa non sanno dove dormire e qualcuno li ha indirizzati al Naga. Parlano solo arabo, sono infreddoliti e stremati perché sono in strada già da qualche giorno. Mentre qualcuno procura loro un panino, cerchiamo di trovare una soluzione per l’accoglienza. Proviamo a telefonare al numero del Centro Emergenza del Comune di Milano, contattabile anche di sera, ma ci dicono che accettano invii fino alle 22 e solo esclusivamente da parte delle Forze dell’Ordine. Proviamo quindi a contattare le Forze dell’Ordine ma, anche in questo caso, con scarso successo. I motivi addotti sono: “Non abbiamo mezzi per venire a recuperarli, anche se ce li portate non possiamo tenerli qui perché abbiamo solo celle, dite loro di andare domani mattina al Centro di smistamento del Comune”. Morale: i due ragazzi sembrerebbero destinati a un’altra notte all’addiaccio. Alla fine, li ospiterà Rete Milano che l’indomani procurerà loro un cambio di vestiti e li accompagnerà al Centro di presa in carico del Comune, una struttura “filtro” aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17 che non li ospita ma li mette in lista d’attesa per un posto in un Centro di accoglienza per MSNA a Milano, ma anche in regione o fuori regione.
Episodi come questi sono accaduti più volte allo Sportello Legale e agli altri servizi Naga, ai volontari e volontarie di Rete Milano e di International Rescue Committee (IRC) che operano in Stazione Centrale. Hanno riguardato e riguardano ragazzini dai 12/13 ai 17 anni provenienti soprattutto dall’Egitto, dal Marocco e dall’Afghanistan.
La situazione dei MSNA a Milano è grave. Riguarda numeri significativi e la normativa – abbiamo constatato di persona – che prevede l’immediata presa in carico del minore intercettato da parte delle Forze dell’Ordine molto spesso non viene rispettata.
C’è chi chiede accoglienza ed è accolto, chi viene respinto o “rimbalzato”, chi scappa dai Centri, chi transita e non vuole essere registrato. I minori che incontriamo sono in generale tutti spaesati, e chiedono un posto dove dormire. Chi vuole restare in Italia chiede di essere accolto in un centro, i transitanti che non vogliono essere identificati chiedono un posto dove dormire per una o due notti.
Come Naga abbiamo quindi deciso che era necessaria una denuncia chiara e circostanziata della situazione dell’accoglienza e soprattutto della mancata accoglienza dei MSNA. Insieme a Rete Milano e IRC, associazioni con cui più spesso collaboriamo, abbiamo cercato di raccogliere dati per restituire una fotografia della situazione dell’accoglienza dei minori sotto diversi aspetti. Da un lato, abbiamo raccolto dati e informazioni via Posta Elettronica Certificata (PEC) e accessi civici generalizzati a Prefettura di Milano, Comune di Milano e Autorità Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Dall’altro, abbiamo intrecciato storie e percorsi dei minori incontrati. Nel report, ci concentriamo su minori accolti, cioè presi in carico dall’istituzione (sono circa 2000 i minori presi in carico dal Comune di Milano) e sui Minori non accolti o accolti dopo alcuni tentativi, respinti o transitanti che intercettiamo nelle nostre attività (e di cui non si conoscono i numeri).
Dall’indagine emerge che il sistema di accoglienza dei MSNA a Milano è carente e spesso non funziona a tutti e tre i diversi livelli dell’accoglienza:
- La fase di accettazione e presa in carico (Questura e Forze dell’Ordine)
- La fase di accoglienza di primo livello (Prefettura e Comune)
- La fase di accoglienza di secondo livello (Comune)
Dalla nostra esperienza, le più carenti e problematiche sono le prime due.
Per quanto riguarda la prima fase di accettazione e presa in carico, a nostra precisa domanda sulla procedura da seguire di fronte a un minore incontrato in orario serale a Comune di Milano, Prefettura di Milano e Autorità Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza, la risposta è stata di accompagnare e segnalare il minore alle Forze dell’Ordine.
Insieme a Rete Milano e IRC abbiamo rilevato che gli approcci non sono univoci e c’è una sostanziale ignoranza delle procedure e delle norme da applicare da parte delle istituzioni deputate alla loro attuazione.
Il risultato: molti minori, anche quando chiedono direttamente di essere accolti, vengono rifiutati o rimbalzati per non conoscenza delle procedure, negligenza o mancanza di comunicazione efficace tra Comune, Prefettura e Forze dell’Ordine, rimanendo per strada di giorno e di notte e senza alcuna protezione.
Circa la seconda fase, quella di accoglienza di primo livello, emerge che a Milano non esistono centri dedicati, cioè Centri di accoglienza Straordinari per minori (CAS MINORI).
I minori vengono quindi spesso alloggiati dalla Prefettura in CAS non dedicati o in strutture di “prima accoglienza in emergenza”, dove restano in promiscuità con gli adulti anche per lunghi periodi (massimo 90 giorni, prorogabili 60 giorni, per un totale di 5 mesi).
La fase di accoglienza di secondo livello si riferisce alle strutture all’interno del Sistema Accoglienza e Integrazione (SAI) ed extra SAI. Queste dovrebbero garantire una serie di servizi (come per esempio la scuola di italiano) e un percorso di integrazione.
Purtroppo però i posti nelle strutture SAI, che dai dati forniti coprono la metà dei posti nei centri, non sono sufficienti a rispondere alla richiesta – a detta dello stesso Comune di Milano – anche per la difficoltà di trovare operatori e operatrici con i ridotti livelli salariali. Sui posti extra SAI (privati, dei quali non ci sono pervenuti dati) sembra non esserci un controllo chiaro, i servizi non sono garantiti e tra loro ci sono notevoli differenze di gestione.
Il report termina con alcune nostre considerazioni conclusive e proposte.
Abbiamo dedicato il report a Youssef Barsom, arrivato minorenne, solo dall’Egitto e finito, appena maggiorenne, nel carcere di San Vittore, dove ha perso la vita nel rogo della sua cella. E a tutti i ragazzi e le ragazze che tentano di costruire il loro futuro oltre ogni confine.